Di Luca Franceschi
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Oggi, nei pressi di Palazzo Chigi, numerosi sindaci si sono radunati per manifestare contro l’esclusione di molti comuni dalla classificazione di quelli montani. Una protesta che secondo il Movimento 5 Stelle appare più che giustificata: il recente Dpcm del governo ha infatti comportato una riduzione di 346 comuni, configurandosi come un’evidente azione politica della Lega e del ministro Calderoli.
Secondo i senatori pentastellati, si tratta di una scelta che ha favorito palesemente alcuni territori del nord, come dimostrano i 19 nuovi comuni montani nella provincia di Como, penalizzando invece tanti altri nel centro-sud. Una vera e propria macelleria istituzionale finalizzata alla solita cura dell’orticello politico leghista.
I numeri del declassamento parlano chiaro: la Sardegna perde 102 comuni montani, l’Umbria 34, le Marche 29, la Puglia 28 e l’Abruzzo 27. I sindaci hanno portato la voce di chi non accetta di vedere il proprio territorio declassato da decisioni burocratiche calate dall’alto, che rischiano di tagliare servizi essenziali e risorse vitali per le aree interne del Paese.
Il Movimento 5 Stelle rivolge però un richiamo anche ai tanti sindaci di centrodestra che oggi protestavano in piazza, ricordando loro che ormai i buoi sono scappati dalla stalla. Il governo Meloni e il ministro Calderoli hanno portato a compimento il danno senza che i loro referenti territoriali li fermassero o manifestassero il dissenso della loro comunità.
Giusto chiedere un ripensamento adesso, sottolineano i senatori, ma mentre il M5S in Parlamento si batteva contro la legge 131 del 2025, fuori dal Palazzo non c’era lo stesso fermento. I capricci della Lega dovevano essere fermati prima.
Togliere lo status di Comune Montano significa ignorare le difficoltà strutturali, logistiche e climatiche con cui queste comunità combattono ogni giorno, favorendo lo spopolamento e l’abbandono delle zone montane. Dietro la parola declassamento ci sono conseguenze che si abbattono sulla vita quotidiana di migliaia di famiglie.
Le scuole di montagna perdono le deroghe sulla formazione delle classi e sull’organico dei docenti. Alcune classi non esisteranno più e i bambini dovranno percorrere strade di montagna per raggiungere un istituto lontano, se i genitori non sceglieranno prima di andarsene. Allo stesso modo saltano i fondi Fosmit, le premialità agricole, il bonus nati, le agevolazioni sul riscaldamento. Il governo Meloni svuota i paesi per decreto.
Al Senato è stata presentata un’interrogazione, a prima firma Cataldi, per chiedere al governo come intenda giustificare l’incoerenza della classificazione adottata, che esclude territori fragili del centro-sud, e in che modo tali esiti risultino compatibili con la finalità di limitare gli squilibri economici e sociali citata nella legge n.131/2025.
