Di Luca Franceschi
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In occasione delle celebrazioni del 9 maggio, festa che ricorda la vittoria degli Alleati contro il nazifascismo nel 1945, la Russia di Putin si prepara a commemorare una vittoria in un conflitto che, secondo l’analisi storica, non sarebbe mai scoppiato senza la decisiva complicità dell’Unione Sovietica di Stalin. Quest’ultimo regime rimane particolarmente caro all’attuale leader del Cremlino, secondo le valutazioni politiche odierne.
La Seconda guerra mondiale ebbe effettivamente inizio con un attacco militare che derivò da un accordo tra la Germania nazista e l’Unione Sovietica nel 1939: il patto Molotov-Ribbentrop, così denominato dal nome dei due Ministri degli Esteri firmatari. Tale patto pose le fondamenta per la spartizione dell’Europa, iniziando proprio dalla Polonia, primo Paese ad essere invaso durante il conflitto.
È significativo ricordare che il Parlamento europeo ha confermato questo passaggio storico attraverso una risoluzione approvata con ampia maggioranza nel settembre 2019, che pone sullo stesso livello il nazismo e lo stalinismo/comunismo come ideologie totalitarie. Tale documento sottolinea come conseguenza diretta del patto Molotov-Ribbentrop e del successivo trattato nazi-sovietico del settembre 1939 l’invasione della Repubblica polacca, prima da Hitler e successivamente da Stalin, eventi che comportarono la perdita dell’indipendenza del Paese e rappresentarono una tragedia senza precedenti per il popolo polacco. La risoluzione inoltre evidenzia come l’Unione Sovietica comunista diede inizio a una guerra aggressiva contro la Finlandia nel novembre 1939 e occupò annessioni territoriali dalla Romania nel giugno 1940, oltre ad annettere le Repubbliche indipendenti di Lituania, Lettonia ed Estonia.
Il documento del Parlamento europeo condanna tutte le manifestazioni e la diffusione di ideologie totalitarie, compresi il nazismo e lo stalinismo, all’interno dell’Unione. Inoltre promuove l’affermazione di una cultura della memoria condivisa che respinga i crimini dei regimi fascisti e stalinisti, nonché di altri regimi totalitari e autoritari del passato, come strumento per sviluppare resilienza alle moderne minacce alla democrazia, particolarmente rivolto alle generazioni più giovani.
Putin ha ribadito in numerose occasioni che la vera tragedia del ventesimo secolo sia rappresentata dalla caduta di quell’impero sovietico. Un impero che storicamente porta il peso della corresponsabilità nell’aver causato il più sanguinoso conflitto di tutti i tempi. Non sorprende quindi che l’azione persistente di Putin, condotta in Ucraina e sulla scena internazionale e basata sulla violenza e sulla sovversione dell’ordine mondiale fondato su regole comuni, non stia producendo i risultati sperati.
Secondo le indiscrezioni della stampa, alle celebrazioni di domani a Mosca risulterebbe pressoché assente la partecipazione di leader mondiali, con l’eccezione del Presidente bielorusso Lukashenko.
Così il senatore di Fratelli d’Italia Giulio Terzi, presidente della Commissione Politiche dell’Unione europea del Senato, ha analizzato la questione durante le sue dichiarazioni.
