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PAT – ISPAT * LAVORO – QUARTO TRIMESTRE 2025: «OCCUPAZIONE STRANIERA IN CRESCITA DEL 14,5%»

Scritto da
18.28 - giovedì 7 maggio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il quadro d’insieme
Nel quarto trimestre 2025 il mercato del lavoro trentino registra su base annua un aumento degli
occupati e delle forze di lavoro. La crescita è trainata dal lavoro dipendente, che compensa la
persistente flessione degli indipendenti. Aumentano anche le persone in cerca di occupazione, mentre
gli inattivi in età lavorativa calano, invertendo la tendenza del trimestre precedente. Le fonti dal lato
della domanda confermano la dinamica positiva dei trimestri precedenti con una crescita su base
annua dello stock delle posizioni lavorative dipendenti e delle assunzioni delle imprese trentine. Anche
per il secondo trimestre 2026 si osserva un incremento dei fabbisogni occupazionali espressi dalle
imprese trentine. Le maggiori opportunità di lavoro si concentrano nel settore dei servizi trainato dal
comparto del turismo e ristorazione.

L’analisi dei dati provenienti dalle diverse fonti consente di evidenziare i seguenti aspetti.

• Dal lato dell’offerta di lavoro, l’aumento degli occupati (+0,8%) è trainato principalmente
dall’occupazione femminile (+1,7%), a fronte di una sostanziale stabilità di quella maschile. Questa
dinamica incide positivamente sul tasso di occupazione complessivo, che risulta in aumento. Su
base annua prosegue la crescita del lavoro dipendente, sostenuta dall’espansione dei contratti a
tempo indeterminato; risultano in flessione invece i contratti a termine, invertendo la tendenza di
crescita osservata nel trimestre precedente, così come prosegue il calo degli indipendenti.

• L’aumento delle persone in cerca di occupazione è imputabile interamente alla componente
femminile, mentre si osserva un calo di quella maschile. Parallelamente si riducono gli inattivi in età
lavorativa coinvolgendo entrambi i generi, sebbene con intensità diverse. Di conseguenza, il tasso
di disoccupazione si mantiene sostanzialmente stabile (2,4%), bilanciando lievi variazioni di segno
opposto tra uomini e donne. Al contempo, il tasso di inattività si contrae, spinto in particolar modo
da una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro e, in misura più lieve, da quella
maschile.

• Il confronto congiunturale con il trimestre precedente evidenzia tuttavia una contrazione sia
dell’occupazione, sia delle forze di lavoro. Tale flessione è riconducibile in gran parte alla
componente maschile, che registra cali di pari intensità per entrambi gli aggregati, mentre risulta
più contenuta per le donne. Si osserva inoltre una riduzione della disoccupazione, più marcata per
la componente femminile, accompagnata però da un aumento dell’inattività, che interessa
prevalentemente gli uomini e, in misura più marginale, le donne.

• Le fonti amministrative registrano al 31 dicembre 2025 una crescita su base annua dello stock delle
posizioni lavorative dipendenti dell’1,5% (+3.400 unità). L’aumento continua ad interessare sia i
maschi, sia le femmine con intensità simili, quasi tutti i settori e i comparti di attività e la maggior
parte dei gruppi professionali. Tra le tipologie contrattuali in aumento spicca il tempo
indeterminato (+1,8%), che rappresenta il 74,4% del lavoro alle dipendenze.

In termini di flusso, le stesse fonti segnalano una crescita della domanda di lavoro delle imprese
trentine. L’aumento rispetto al quarto trimestre 2024 è pari all’1,5% (+654 assunzioni),
coinvolgendo entrambe le componenti di genere, gli stranieri, la fascia più giovane della
popolazione e quella più adulta. Tra le forme d’inserimento al lavoro si conferma la crescita dei
contratti a tempo indeterminato (+5,1%)

Il ricorso alla cassa integrazione nell’industria manifesta un incremento rispetto ai precedenti
trimestri, ma appare in calo di circa un quinto nel confronto tendenziale. L’utilizzo del quarto
trimestre 2025 si caratterizza per la forte prevalenza di ore destinate a interventi ordinari – Cigo,
che rappresentano il 98,5% del totale. Il bilancio dell’intero anno 2025 mostra un incremento
tendenziale delle ore concesse pari al 21,4%, come conseguenza di una richiesta più intensa di
interventi straordinari – Cigs. La Cigo si conferma sui livelli precedenti.

• Nel secondo trimestre 2026 le imprese della provincia di Trento prevedono l’attivazione di 25.440
nuovi contratti di lavoro, in aumento del 12,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il settore dei servizi assorbe la quota maggiore dei nuovi ingressi previsti (84,4%), trainato in
particolare dal comparto turismo-ristorazione (11.890 ingressi), dove la potenziale domanda
risente in modo significativo dell’avvio della stagione turistica estiva che determina la necessità di
procedere al rinnovo e/o al potenziamento degli organici aziendali. L’industria registra 3.970
ingressi previsti (15,6%), ripartiti tra attività manifatturiere e public utilities (2.300 unità) e
costruzioni (1.670 unità).

• I fabbisogni professionali espressi dalle imprese evidenziano, anche per questo trimestre, la
prevalenza di ruoli esecutivi e a bassa specializzazione. Le tre figure più richieste (gli addetti alla
ristorazione, il personale non qualificato nei servizi di pulizia e gli addetti alle vendite)
rappresentano il 55% dei potenziali ingressi. Nel mese di aprile 2026 persiste una forte criticità nel
reperimento di personale, segnalata per oltre una figura professionale su due (53,6%): le difficoltà
maggiori si riscontrano per le professioni ad elevata qualificazione e per il gruppo degli operai
specializzati e conduttori di impianti e macchine (con punte dell’80% nell’edilizia e meccanica). Con
riferimento ai livelli di istruzione, la potenziale domanda si concentra prevalentemente sui titoli
professionali (51,2%), in larga parte riferiti agli indirizzi della ristorazione e del turismo, in linea con
i fabbisogni espressi dalle imprese nel trimestre di riferimento.

 

I punti salienti dell’offerta di lavoro

• Nel quarto trimestre 2025 gli occupati aumentano su base tendenziale dello 0,8% avvicinandosi alle
254 mila unità grazie alla crescita dei lavoratori dipendenti (+5,4%), con l’incremento del lavoro a
tempo indeterminato (+7,4%) che compensa ampiamente la flessione del lavoro a termine (-3,9%).
La componente degli indipendenti conferma il calo (-18,8%) registrato nel trimestre precedente.

• L’incremento complessivo degli occupati (+2.085 unità) è quasi interamente sostenuto dalla
componente femminile, che cresce dell’1,7%, superando le 117 mila unità, a fronte di una
sostanziale stabilità dell’occupazione maschile (+0,1%), che si conferma intorno a 136 mila unità.
Questa dinamica si riflette positivamente sul tasso di occupazione totale (15-64 anni), che sale al
72% registrando un aumento tendenziale di 0,7 punti percentuali. L’incremento è supportato da
entrambi i generi, seppur con intensità diverse: +0,4 punti percentuali gli uomini, che raggiungono
il 76,3%, e +0,9 punti per le donne, che salgono al 67,6%. Il maggior dinamismo dell’occupazione
femminile determina su base annua una riduzione del gap di genere pari a 0,5 punti percentuali.
Questa tendenza è confermata anche dall’analisi congiunturale, che evidenzia un differenziale fra
uomini e donne in calo di 1 punto percentuale. Nonostante questo miglioramento, la distanza fra i
tassi di occupazione maschile e femminile pemane significativa (8,7 punti percentuali).

• La dinamica positiva dell’occupazione è attribuibile esclusivamente ai lavoratori stranieri, che
registrano un incremento del 14,5% (+3.303 unità). Al contrario, l’occupazione degli italiani subisce
una lieve flessione (-0,5%, -1.218 unità). Questo dinamismo spinge il tasso di occupazione della
componente straniera al 73,9% (+5,2 punti percentuali su base annua), superando di oltre due punti
quello degli italiani che si mantiene pressoché invariato al 71,8% (+0,2 punti percentuali).
Spostando l’analisi sulle classi di età, la crescita degli occupati si concentra maggiormente, sia in
termini relativi sia in valori assoluti, tra i giovani fino ai 34 anni (+2,7%, +1.774 unità), con un tasso
di occupazione che sale al 57,2% (+1,1 punti percentuali). Il numero degli occupati nella classe
centrale di età (35-49 anni) rimane sostanzialmente stabile (-0,1%); tuttavia, il contestuale calo
demografico in questa fascia (-1,7%) spinge al rialzo il relativo tasso di occupazione che raggiunge
l’85,9% (+1,4 punti percentuali). La classe più adulta dell’occupazione (50 anni e oltre), la più
numerosa in valori assoluti, cresce infine con minore intensità (+0,4%), accompagnata da un tasso
di occupazione che rimane sostanzialmente stabile (-0,2 punti percentuali), attestandosi al 74,7%.

• Il confronto territoriale evidenzia come il tasso di occupazione del Trentino (pari al 72%) superi sia
la media del Nord-est (ferma al 69,9%) sia, in misura ancora più marcata, quella nazionale (62,4%).

Le persone in cerca di occupazione superano le 6,2 mila unità, registrando un incremento
tendenziale del 9%. L’analisi per genere evidenzia dinamiche differenti: l’aumento è interamente
dovuto alla componente femminile (+22,4%), mentre i disoccupati maschi calano del 10%. I
disoccupati ex inattivi rilevano la crescita più marcata (+35,4%) trainata dalla componente maschile,
che si riattiva nella ricerca di un impiego a fronte di una flessione osservata tra le femmine. Di
minore intensità l’aumento dei disoccupati ex occupati (+22,3%), che continuano a rappresentare
la quota maggioritaria di chi cerca lavoro (61,8%), coinvolgendo esclusivamente la componente
femminile che compensa il calo di quella maschile. I disoccupati senza esperienza di lavoro, che
rappresentano l’8% dei disoccupati complessivi, evidenziano l’unica flessione, determinata
esclusivamente dalla componente maschile. Il confronto con il trimestre precedente mostra una dinamica discendente della disoccupazione complessiva (-3,6%), che interessa maggiormente la
componente femminile.

• Per effetto delle dinamiche osservate, il tasso di disoccupazione (15-74 anni), pari al 2,4% (1,6% gli
uomini, 3,4% le donne), evidenzia su base annua una sostanziale stabilità (+0,2 punti percentuali),
come risultato di lievi variazioni di segno opposto tra i generi (-0,1 punti percentuali i maschi, +0,5
punti percentuali le femmine). Anche il confronto congiunturale conferma un quadro pressoché
invariato, con scostamenti minimi sia per gli uomini (+0,1 punti percentuali) sia per le donne (-0,2
punti percentuali).

L’analisi della ricerca di lavoro da parte dei giovani evidenzia una dinamica coerente con
l’andamento generale della disoccupazione trentina. Per la fascia di età 18-29 anni si registra,
infatti, un incremento delle persone in cerca di occupazione che porta il relativo tasso al 6,1% (+0,4
punti percentuali).

Nel confronto territoriale il tasso di disoccupazione del Trentino (pari al 2,4%) si conferma inferiore
rispetto sia al Nord-est (3,9%), sia al valore medio registrato per l’Italia (5,5%) che si mantiene su
un livello più che doppio rispetto a quello provinciale. Sotto il profilo delle dinamiche tendenziali,
la sostanziale stabilità registrata in Trentino rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente
(+0,2 punti percentuali) risulta in linea con l’andamento osservato nell’area del Nord-est (+0,3
punti), contrapponendosi invece alla generale riduzione del tasso di disoccupazione registrata a
livello nazionale (-0,6 punti percentuali).

• Le forze di lavoro, vale a dire l’aggregato che costituisce la popolazione attiva rappresentata dalla
somma degli occupati e delle persone in cerca di occupazione, superano di poco le 260 mila unità
registrando su base annua un incremento dell’1%. In linea con le dinamiche occupazionali, la
crescita è interamente sostenuta dalla componente femminile (+2,3%), mentre quella maschile
rimane sostanzialmente stabile (-0,1%). Questa maggiore propensione alla partecipazione influisce
positivamente sul tasso di attività complessivo, che cresce su base annua di 0,8 punti percentuali
raggiungendo il 73,8%. Nello specifico, la partecipazione femminile al mercato del lavoro sale al
70% (+1,4 punti percentuali), mentre quella maschile è pari al 77,5% (+0,3 punti percentuali).
Questa dinamica differenziata determina, rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, una
riduzione del divario di genere (-1,1 punti percentuali). Il confronto congiunturale mostra invece
una flessione complessiva del tasso di attività (-0,6 punti percentuali), determinata maggiormente
dalla componente maschile (-1,1 punti percentuali), a fronte di una sostanziale tenuta di quella
femminile (-0,2 punti percentuali).

• Gli inattivi in età lavorativa si attestano sulle 89,7 mila unità, in flessione su base annua del 3%. La
riduzione coinvolge entrambi i generi, sebbene con intensità diverse (-1% i maschi, -4,5% le
femmine). Su base congiunturale si osserva, invece, un aumento degli inattivi (+2,4%), riconducibile
soprattutto all’incremento della componente maschile (+5%), mentre la crescita della componente
femminile risulta più contenuta (+0,6%).

• Per effetto delle dinamiche osservate, il tasso di inattività (15-64 anni) si attesta al 26,2%,
registrando su base annua un calo complessivo di 0,8 punti percentuali. Nello specifico, l’inattività
maschile si posiziona al 22,5% (-0,3 punti percentuali), mentre quella femminile scende al 30% (-1,4punti percentuali). Il confronto congiunturale mostra invece un aumento complessivo dell’inattività
(+0,6 punti percentuali), trainato principalmente dagli uomini (+1,1 punti percentuali), a fronte di
un tasso femminile che si mantiene sostanzialmente stabile (+0,2%).

• La flessione del numero complessivo degli inattivi coinvolge esclusivamente gli inattivi in senso
stretto (-6,5%), ovvero coloro che in età lavorativa non cercano un impiego e non sono disponibili
a lavorare nemmeno se ne avessero l’opportunità: il loro numero supera le 80,5 mila unità. Al
contrario, l’insieme delle forze di lavoro potenziali, che rappresenta la componente degli inattivi
più vicina al mercato del lavoro1

, supera le 9,1 mila unità, registrando su base annua un aumento
del 45,2%. Tale aggregato, unito alle persone in cerca di occupazione, fornisce un’importante
misura dei soggetti potenzialmente impiegabili nel processo produttivo.
• Nel confronto territoriale il tasso di inattività del Trentino (26,2%) si colloca su un livello inferiore
rispetto a quello del Nord-est (27,2%) e si mantiene ampiamente al di sotto del dato medio
registrato per l’Italia (33,9%). La dinamica trentina, con un calo tendenziale di 0,8 punti percentuali
in contrapposizione all’aumento registrato a livello nazionale (+0,3 punti percentuali), determina
su base annua un ulteriore ampliamento dello scarto relativo, che passa da 6,6 punti percentuali
registrati nel quarto trimestre 2024 a 7,7 punti percentuali

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