Di Luca Franceschi
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Il decreto Infrastrutture rappresenta l’ennesima conferma dell’incapacità di un governo ormai ai titoli di coda. In un Paese che non può vivere di soli commissari, la deroga è diventata la regola, con nomine straordinarie persino per i campionati Europei di calcio. Tutto questo accade mentre i cittadini affrontano bollette alle stelle, un record di pressione fiscale e una povertà in costante aumento.
Il provvedimento ha almeno il merito di certificare una realtà: il ponte sullo Stretto resta una barzelletta e non si realizzerà mai. Lo slittamento dei fondi al 2034 ne è la prova lampante. Non è stata posata nemmeno la prima pietra, ma il problema è ancora più grave: non esiste nemmeno l’ombra di una matita, perché il progetto stesso non c’è. Il governo continua a fare finta di non comprendere che è necessario indire una nuova gara.
Il decreto introduce poi quella che potrebbe essere definita una figura da Superman dei commissari. Anzi, sono due: l’amministratore delegato di ANAS e quello di RFI. Questi subentreranno ai commissari straordinari già nominati in precedenza. In pratica, i commissari attuali diventeranno sub-commissari. Dove sarebbe la tanto sbandierata semplificazione?
È comprensibile che qualche anno fa si chiedessero pieni poteri per avere un solo uomo al comando, ma qui si tratta di realizzare opere concrete, non di guidare un pedalò in mare aperto. Forse l’unico commissario che davvero servirebbe al Paese sarebbe quello incaricato di risolvere i danni che questo governo sta provocando.
Dal Gran Sasso alla Laguna di Venezia, passando per le concessioni demaniali, il decreto rappresenta solo l’ennesimo pasticcio di un esecutivo ormai giunto al capolinea.
