Le recenti notizie suggeriscono l’apertura di una nuova, delicata fase investigativa che potrebbe scardinare le certezze processuali acquisite finora. La Procura di Pavia ha raccolto nuovi elementi di prova: è dunque imperativo evitare ogni forma di spettacolarizzazione del possibile nuovo iter giudiziario, affinché il clamore mediatico non inquini la serenità del giudizio.
Ripongo la massima fiducia nel Procuratore Napoleone. Sono convinta che, se la Procura fosse stata guidata dalla sua perizia sin dal principio, le indagini avrebbero seguito un ordine più rigoroso. Si sarebbe probabilmente evitata quella dispersione di prove e quella confusione valutativa che hanno alimentato i numerosi dubbi intorno alla condanna di Alberto Stasi.
Nel corso della mia esperienza al CSM, in particolare nella Commissione incaricata delle nomine, ho sempre ribadito un concetto per me fondamentale: la scelta dei dirigenti non è un mero atto burocratico. È necessario individuare figure capaci, dotate della rara abilità di gestire casi dall’elevata complessità tecnica e umana.
La qualità delle indagini preliminari e l’autorevolezza del Procuratore non sono dettagli procedurali, ma le fondamenta su cui poggia l’intero edificio della giustizia. Se queste basi sono fragili, il processo smette di essere un rigoroso strumento di ricerca della verità per trasformarsi in un terreno fertile per il caos e la distorsione mediatica.
Rivolgo un invito accorato a tutti gli attori dell’informazione e dell’opinione pubblica: evitiamo conclusioni affrettate: la giustizia richiede tempi e modi che non coincidono con la frenesia del web.
Non sacrifichiamo la complessità dei fatti sull’altare del “titolo a effetto”e rispettiamo le famiglie: queste persone convivono da anni con un’attenzione morbosa e dolorosa. È nostro dovere tutelare la loro dignità in questo momento di rinnovata incertezza.
