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PROCURA DELLA REPUBBLICA – PAVIA * “OPERAZIONE CLEAN 3, «CHIUSE LE INDAGINI: UN BRIGADIERE DEI CARABINIERI DEL NIL D I PAVIA AL CENTRO DI UN SISTEMA DI CORRUZIONE E RICATTI NEI CONTROLLI SUI CANTIERI EDILI»

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09.01 - giovedì 30 aprile 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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OPERAZIONE CLEAN 3, CHIUSE LE INDAGINI: UN BRIGADIERE DEI CARABINIERI DEL N I L D I PAVIA AL CENTRO DI UN SISTEMA DI CORRUZIONE E RICATTI NEI CONTROLLI SUI CANTIERI EDILI

 

La Procura della Repubblica di Pavia ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nell’ambito dell’operazione denominata “Clean 3” nei confronti di otto indagati (quattro Carabinieri, un dirigente dell’ATS di Pavia, un noto imprenditore edile, Presidente dell’Ance di Pavia, e altri due imprenditori operanti nell’edilizia). L’attività investigativa fa seguito e si collega alle precedenti operazioni – denominate Clean I e Clean Il – che avevano portato ad arresti e condanne nei confronti di politici, imprenditori e membri delle forze dell’ordine per svariate ipotesi di reato, soprattutto contro la Pubblica Amministrazione.

Al centro della nuova indagine si colloca la figura di un Brigadiere in servizio, all’epoca dei fatti, al Nucleo Ispettorato del Lavoro di Pavia (già coinvolto nell’ambito dell’indagine Clean Il in relazione alla vicenda della vendita sottocosto di una villa a favore del Carabiniere Antonio SCOPPETTA, in cambio della protezione dai controlli al cantiere).

L’indagine ha permesso l’accertamento di reiterate condotte, protratte per anni dal Brigadiere, di corruzione e di ricatti nell’ambito dei controlli sul lavoro nei cantieri edili. Richieste di denaro dietro la minaccia di lunghe sospensioni nei cantieri; imprenditori indotti a promettere somme di denaro per vedersi ridotte le sanzioni o per evitare di essere denunciati all’Autorità Giudiziaria; immunità garantite nei confronti degli imprenditori amici, in cambio denaro e/o di favori di vario tipo.

Le condotte del Carabiniere del NIL – distorte e orientate verso il fine di guadagno personale, proprio e degli imprenditori a lui vicini – da verificare in sede di giudizio, hanno determinato un rilevante danno per gli imprenditori che non si sono piegati ai ricatti, vessati con sanzioni severissime e lunghe Un clima di paura caratterizzava l’ambiente degli imprenditori edili esposti ai controlli del Brigadiere e alle minacce che ne potevano conseguire (“la rovino”; “non vi faccio più lavorare”; “con me non deve sgarrare”). Timori confermati anche in sede di escussioni davanti al Pubblico Ministero, per le possibili ripercussioni che avrebbero potuto seguirne.

L’arma del controllo e dell’accesso ispettivo da parte del Brigadiere veniva usata come strumento di ricatto e di arricchimento personale, ottenendo la consegna o la promessa di somme di denaro per migliaia di euro. Correlativamente, il sistema di protezione degli imprenditori “amici”, si è spinto fino alla redazione di falsi modelli di pagamento delle sanzioni, trasmessi alla Procura, che determinavano l’archiviazione dei procedimenti in assenza di qualsiasi reale pagamento da parte dei privati.

L’attività illecita del Brigadiere non si limitava, pertanto, al solo piano amministrativo, ma giungeva ad alterare anche le attività di indagine della Procura. Tale distorsione delle indagini penali si è concretizzata, oltre che con la redazione delle false attestazioni di pagamento delle sanzioni, attraverso l’alterazione del contenuto di intercettazioni telefoniche – al fine di tutelare persone “vicine” – nell’eliminazione del fascicolo cartaceo di una pratica oggetto dell’illecita attività del Carabiniere o, ancora, in rivelazioni di segreti d’ufficio e nella mancata segnalazione di condotte costituenti illeciti.

Numerose, in particolare, le illecite preventive rivelazioni, da parte del Carabiniere, agli imprenditori a lui vicini, in merito a futuri controlli di cui sarebbero stati oggetto, al fine di permettere loro di sanare eventuali irregolarità prima degli accessi e di non incorrere nelle relative sanzioni. Nell’ambito dell’indagine, risultano deferiti, inoltre, altri Carabinieri – alcuni dei quali già coinvolti nelle indagini di Clean I e Clean II – e un Dirigente di ATS di Pavia, vicino al Brigadiere del NIL, per episodi corruttivi e/o di sviamento delle indagini e di rivelazioni di segreti d’ufficio, commessi in concorso con il Brigadiere del NIL. Segnalato, poi, anche un importante imprenditore edile.

Secondo l’ipotesi investigativa, quest’ultimo avrebbe concesso vantaggi di vario tipo (locazione di appartamenti e box a prezzi ridotti o addirittura gratuitamente) al Carabiniere del NIL e a suoi amici e parenti per poter conoscere prima le date dei controlli e, in taluni casi, per orientarne concordemente gli esiti in danno di concorrenti sgraditi. È stato recentemente accertato – grazie all’esposto presentato dall’imprenditore vittima delle minacce – un ulteriore grave episodio di tentata concussione, realizzata dallo stesso Carabiniere in occasione di un controllo da lui eseguito nel 2023 in un cantiere edile a Pavia. L’imprenditore è stato posto di fronte alla scelta se pagare una consistente somma di denaro, o, in caso contrario, rischiare lunghe sospensioni e nuovi controlli, anche sui diversi e ulteriori cantieri che lo stesso gestiva.

Tale ricatto – cui l’imprenditore ha resistito – veniva realizzato attraverso una illecita proposta che il Carabiniere faceva pervenire alla vittima tramite soggetti a lui vicini che operavano nello stesso cantiere. In tale contesto, veniva realizzata una materiale falsificazione del verbale di primo accesso in possesso del Carabiniere, che ha comportato l’applicazione di un’ulteriore sanzione in danno dell’imprenditore. Le attività investigative hanno permesso, infine, di accertare l’illecita attività compiuta da parte di un Carabiniere, all’epoca dei fatti addetto alla scorta di un magistrato in servizio presso la Procura di Pavia.

Questi avrebbe ottenuto da un privato somme di denaro in cambio della promessa di adoperarsi presso l’ufficiale giudiziario per accelerare una procedura di sfratto a carico di una famiglia morosa con prole minore. ocarie a più riprese, soume di danaro al fine di a sera re i pie i pace agei dela ridinaria procedura esecutiva, nonostante la presenza di soggetti minori, coinvolgendo anche soggetti terzi (“picchiatori”) con il compito di esercitare pressioni verso i conduttori, al fine di indurli a liberare l’alloggio.

Le complesse e articolate indagini sono state condotte integralmente, per oltre due anni, dal Nucleo di Polizia Economica e Finanziaria della Guardia di Finanza di Pavia, sotto la direzione della locale Procura, e si sono articolate attraverso intercettazioni telefoniche, escussione di centinaia di testimoni, interrogatori degli indagati, acquisizione di documenti, indagini bancarie, perquisizioni, sequestri e analisi dei telefoni sequestrati agli indagati e ai diversi soggetti coinvolti, da cui sono emerse chat contenenti importanti elementi a sostegno dell’ipotesi investigativa.

 

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IL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA
Dott Fabio Napoleone

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