(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Viticoltura trentina: la verità è un leone che non si può più imbavagliare.
Sant’Agostino scriveva che la verità è come un leone: non ha bisogno di essere difesa, basta lasciarla libera e si difenderà da sola, e infatti sono bastati venti secondi per fare giustizia.
Giustizia contro un sistema che ci ha letteralmente crocifissi per inseguire un traguardo ideologico e sterile. Il fatto è accaduto durante il webinar dell’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona, significativamente intitolato: “Agricoltura e sostenibilità: quale futuro?”.
Alla domanda diretta di Antonio Boschetti (direttore dell’Informatore Agrario) a Marcello Lunelli se la sostenibilità, il bio e le certificazioni rappresentino davvero un’opportunità di mercato o un vantaggio competitivo in termini di prezzo, la risposta è stata un terremoto: “Volete la verità? NO.” Venti secondi.
Tanto è bastato per far crollare un castello di carte costruito per soddisfare le ambizioni di dirigenti incapaci di concretezza, ma abilissimi nel caricare sull’ultimo anello della catena noi viticoltori, un fardello insostenibile di costi, burocrazia e “nulla al cubo”. Il tutto con la scusa che “l’America lo chiede”.
Ora che il mercato globale ci sbatte la porta in faccia, ci ritroviamo al verde, vittime di una narrazione che ci ha solo danneggiati. Anni di direzione sbagliata, guidati dai soliti tromboni che si scambiano le poltrone mentre impongono regole inutili.
Speravamo in un segnale diverso con la mozione n.199 del Consigliere Provinciale De Bertolini dal titolo: “Settore vitivinicolo trentino: la necessità di un tavolo paritetico su questioni di prima attualità per il futuro del nostro territorio” approvata all’unanimità lo scorso 25 novembre.
E invece? Tutto arenato. Gli unici a dover sottostare ai regolamenti siamo noi, mentre chi decide resta immobile. Non possiamo più permetterci il lusso di essere governati da chi scambia la teoria con la fatica del campo. Se il ‘re è nudo’, come ammesso in quei venti secondi di onestà, allora è tempo di cambiare i sarti.
Non chiediamo assistenza, chiediamo di smetterla di essere ostacolati da chi, per non affondare nel proprio fallimento, continua a tenerci la testa sott’acqua. Il tempo della pazienza è scaduto: o si cambia rotta, o sarete voi a spiegare alle vigne abbandonate perché la vostra ideologia valeva più del nostro lavoro, perché non è più il momento di inseguire narrazioni che non aprono mercati, non sostengono i prezzi e non remunerano il lavoro.
È il momento di pretendere che chi ci governa risponda delle proprie scelte e che chi ha votato all’unanimità una mozione abbia il coraggio di darle seguito.
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