Di Luca Franceschi
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Il grido d’allarme lanciato da ANCI durante l’audizione sul Documento di finanza pubblica 2026 richiede massima attenzione. La previsione di una perdita complessiva di 2,2 miliardi di euro nel periodo 2026-2028 costituisce un segnale estremamente preoccupante per la tenuta dei bilanci comunali e, di conseguenza, per la qualità dei servizi destinati ai cittadini.
L’incremento della spesa corrente, unitamente all’inflazione e al rincaro dei costi energetici, si sommano a una dinamica di contrazione delle risorse che minaccia di compromettere in modo strutturale la capacità dei Comuni di assicurare le funzioni essenziali.
Questa criticità si colloca all’interno di una più ampia fase di riduzione della finanza pubblica territoriale, promossa dall’attuale esecutivo, che ha potuto reggere finora anche grazie all’impulso straordinario delle risorse del PNRR, ottenute durante la presidenza di Giuseppe Conte e per iniziativa del Movimento 5 Stelle. Si tratta però di una spinta che, come noto, non ha carattere permanente.
Con la scadenza del 30 giugno ormai alle porte e l’annuncio di una manovra restrittiva prevista già dal secondo semestre del 2026 e per il bilancio programmatico 2027, il governo Meloni delinea uno scenario di drastica austerità che rischia di ricadere direttamente su cittadini e imprese.
A subire le conseguenze più pesanti saranno inevitabilmente le comunità locali, con il pericolo concreto di mettere in discussione l’erogazione stessa dei servizi essenziali. Si tratta di un rischio ben noto a chi ha amministrato un Comune in dissesto finanziario: quando vengono meno gli equilibri di bilancio, a essere compromessa è direttamente la vita quotidiana delle persone, dai servizi sociali alla manutenzione urbana, dal trasporto pubblico alla gestione scolastica.
L’intervento di ANCI certifica l’inadeguatezza di questo governo. È il segnale di una politica economica che, al di là delle dichiarazioni pubbliche, non ha elaborato soluzioni strutturali e rischia ora di lasciare i territori da soli ad affrontare una fase estremamente difficile.
Ignorare questo allarme significherebbe mettere a repentaglio la tenuta stessa del sistema dei servizi pubblici locali. È quanto affermato dalla deputata M5S in commissione Bilancio della Camera, Ida Carmina.
