Di Luca Franceschi
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L’Italia non è riuscita a uscire in anticipo dalla procedura di infrazione europea per uno scarto di 678 milioni di euro. Una cifra che, secondo quanto sottolinea il senatore Nicola Calandrini di Fratelli d’Italia, deve essere valutata con serietà e proporzione, soprattutto se messa a confronto con le spese sostenute negli ultimi anni. A titolo di esempio, il superbonus ha pesato sulle casse dello Stato per circa 40 miliardi nel 2026, cifra che aiuta a comprendere l’entità reale delle scelte economiche e delle responsabilità politiche intraprese.
Il percorso di rientro intrapreso dall’Italia si dimostra credibile e concreto. I dati statistici disponibili confermano che negli ultimi quattro anni la riduzione del deficit è stata più marcata rispetto a molti altri Paesi europei. Nel 2025 l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche si è attestato a -69.381 milioni di euro, equivalente al -3,1% del PIL, registrando un miglioramento rispetto al 2024 quando raggiungeva -73.779 milioni, pari al -3,4%. Si tratta di una riduzione significativa pari a 4,4 miliardi di euro.
Ancora più rilevante è l’andamento del saldo primario, che è tornato positivo attestandosi allo 0,8% del PIL, con un miglioramento di 0,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Questi numeri dimostrano che la direzione intrapresa dalla politica economica italiana è corretta. È inoltre importante ricordare che ben 11 Paesi dell’Unione europea si mantengono ancora al di sopra della soglia del 3%, fatto che rende evidente come il quadro vada interpretato in maniera equilibrata e senza pregiudizi.
Calandrini critica il clima che definisce antitaliano, sottolineando come alcuni sembrano quasi festeggiare per un risultato che non è ancora stato raggiunto. Secondo il presidente della 5ª Commissione Bilancio, la sinistra preferisce fare polemica e speculazione politica invece di analizzare i dati reali e riconoscere i progressi compiuti dal Paese. In un momento segnato da una situazione geopolitica disastrosa, con una guerra ancora in corso alle porte dell’Europa e il rischio di escalation in Iran e Libano che potrebbe bloccare l’intera economia mondiale, servirebbe unità nazionale invece di speculazione elettorale.
