Di Luca Franceschi
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Emergono segnali sempre più preoccupanti di indebite pressioni esercitate sull’Istat affinché fornisca al Governo, e in particolare al ministro Giorgetti, un rapporto deficit/Pil 2025 appena al di sotto della soglia critica del 3%. Questo dato risulterebbe funzionale a sostenere la possibilità, tutt’altro che scontata, di un’uscita dell’Italia dalla procedura di infrazione europea.
Per il secondo giorno consecutivo, il Governo e la maggioranza, anche attraverso organi di stampa vicini al centrodestra, stanno esercitando un pressing inaccettabile su un’istituzione che deve mantenere la propria libertà, autonomia e indipendenza. Sui giornali citati si è arrivati al punto di accusare l’Istat di cecità solamente perché, nelle due stime elaborate finora, l’Istituto ha indicato il rapporto deficit/Pil prima al 3,11 per cento e successivamente al 3,07 per cento.
Nella giornata di ieri l’Istat ha smentito che il presidente Chelli abbia personalmente esercitato pressioni sulle strutture tecniche interne. Tuttavia, proprio per questo motivo, dopo quanto pubblicato anche oggi da alcuni quotidiani, risulta ancora più evidente il clima di pressione che circonda l’Istituto in queste ore.
Il ministro Giorgetti non deve tentare di scaricare sull’Istat le responsabilità del fallimento di tutta la linea economica seguita in questi anni. Ha portato l’Italia all’ultimo posto in Europa e nel G20 per crescita del Pil, ormai sostanzialmente azzerata. Ha fatto aumentare il debito pubblico. Ha soffocato il Paese sotto il livello di pressione fiscale più alto degli ultimi dieci anni.
Il ministro ha inseguito in modo ideologico l’avanzo primario come se fosse un fine in sé, senza rendersi conto che tagli e tasse stavano deprimendo la crescita e compromettendo gli stessi equilibri di finanza pubblica. Ora, con l’acqua alla gola e con una crisi energetica che ha messo a nudo tutta l’inconsistenza della sua linea economica, il ministro tenta di salvarsi la faccia aggrappandosi al dato sul deficit.
Questo non cancella le responsabilità del ministro e soprattutto non può avvenire esercitando pressioni sull’Istat. Per questa ragione verrà presentata un’interrogazione parlamentare per fare piena luce su quanto è accaduto tra il Mef e Palazzo Chigi da una parte e l’Istat dall’altra.
L’obiettivo è sapere se vi siano stati incontri, quante comunicazioni siano intercorse, chi le abbia promosse e quale ne sia stato il contenuto. Tra l’altro, i vertici dell’Istat saranno a breve auditi dalle Commissioni Bilancio del Parlamento sul Documento di finanza pubblica e devono poter riferire in quella sede nella massima serenità, senza condizionamenti, pressioni o richieste indebite.
