Di Luca Franceschi
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L’episodio trasmesso ieri sera dalla trasmissione televisiva ha suscitato una reazione fortemente critica. Il fatto che un professionista del giornalismo abbia intimato il silenzio a un membro del Parlamento rappresenta una violazione ritenuta inaccettabile da più fronti, che si è espressa con piena solidarietà verso il parlamentare coinvolto.
Tuttavia, quanto accaduto rappresenta solo la punta dell’iceberg di una problematica più ampia e profonda. L’accaduto pone in luce le criticità strutturali che caratterizzano attualmente il servizio radiotelevisivo pubblico. Una trasmissione di stampo giornalistico non dovrebbe trasformarsi in uno spazio privo di regole o in una piattaforma nella quale il conduttore assume contemporaneamente il ruolo di protagonista e arbitro delle vicende politiche.
Il noto volto televisivo ha progressivamente assunto nel corso degli anni responsabilità che oltrepassano significativamente i confini della pratica giornalistica tradizionale. L’episodio di ieri sera rappresenta comunque il superamento di una soglia critica che non consente ulteriori tolleranze. Il servizio pubblico, finanziato dai contribuenti, deve essere fondato sui pilastri del pluralismo, dell’equilibrio e del rispetto nei confronti delle istituzioni. Non può permittersi di essere asservito a dinamiche di natura personale o a esercizi di potere.
Sulla base di queste considerazioni, emerge una necessità politica genuina e improcrastinabile. Occorre avviare una discussione seria e complessiva sulla gestione della televisione pubblica, sulla qualità dei contenuti informativi e sulla corretta relazione tra il servizio pubblico e le istituzioni rappresentative. La trasformazione è diventata urgente e inevitabile. È indispensabile un recupero della dignità del servizio pubblico televisivo.
