Di Luca Franceschi
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Nel corso dei lavori della commissione bicamerale d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid è emerso un nuovo elemento che riguarda le responsabilità dell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte durante la pandemia. Secondo quanto riferito dal colonnello Alessandro Nencini, ufficiale della Guardia di Finanza che operava come esperto presso l’ambasciata italiana a Pechino, il governo avrebbe avuto la possibilità nel marzo 2020 di affidare gli ordini di forniture sanitarie a imprese individuate nelle “white list” fornite dal governo cinese, elenchi che contenevano aziende ritenute affidabili per l’acquisto di dispositivi di protezione.
Diversamente, l’allora commissario straordinario Domenico Arcuri decise di conferire gli incarichi relativi alle forniture di mascherine a consorzi cinesi di nuova costituzione e poco conosciuti, pagando inoltre un prezzo significativamente superiore rispetto alla media del periodo. I dispositivi consegnati risultarono inoltre inadatti all’uso previsto.
Questa scelta suscita una serie di interrogativi rimasti finora senza risposta. Primo fra tutti, le ragioni che spinsero Arcuri a operare in questa direzione e se si fosse confrontato con Palazzo Chigi prima di procedere. Inoltre, rimane da chiarire chi abbia indicato questa modalità operativa e quali criteri abbiano guidato la selezione di quegli specifici consorzi.
Galeazzo Bignami, presidente dei deputati di Fratelli d’Italia, ha sottolineato che sono necessarie risposte ufficiali a questi interrogativi e che la sede appropriata per fornirle è proprio la commissione bicamerale d’inchiesta. Bignami ha inoltre accusato Conte di evitare di comparire dinanzi all’organo investigativo, ribadendo che il suo partito continuerà a insistere affinché l’ex presidente del Consiglio sia audito nella commissione.
