Di Luca Franceschi
///
Una gravissima falla all’Agenzia delle Dogane ha permesso lo sdoganamento di dispositivi di protezione individuale potenzialmente inidonei e pericolosi per la salute pubblica. Questi materiali, risultati inadeguati, sono finiti negli ospedali, tra le forze dell’ordine e tra i comuni cittadini italiani. La scoperta emerge oggi a seguito dell’esame testimoniale in commissione Covid del coordinatore e di un tecnico dei laboratori dell’Agenzia delle Dogane incaricati delle analisi sulle mascherine.
Durante l’audizione è emerso che i laboratori doganali sono stati accreditati solo a fine 2021 e che svolgevano esami chimico-fisici parziali sulle mascherine, in chiara violazione delle norme di riferimento. Questi controlli incompleti hanno indotto gli operatori doganali a sdoganare mascherine senza alcuna verifica di idoneità completa. I responsabili e i chimici hanno ammesso oggi che le verifiche fossero parziali, circostanza che solleva interrogativi su come le dogane abbiano deciso di emettere certificati di conformità utilizzando una dicitura capziosamente fuorviante, pur sapendo di non poter fare tutte le analisi prescritte dalla normativa.
Questa grave circostanza si aggiunge a quanto già scoperto dai lavori della commissione Covid: Inail e Istituto superiore di sanità effettuavano controlli solo documentali su mascherine cinesi sulla base di documenti che si sono rivelati anche falsi. Ne consegue che in Italia, durante la pandemia, è entrato materiale sanitario di ogni tipo, senza controlli adeguati e con l’aggravante che sia il Governo Conte che le altre strutture di nomina governativa erano a conoscenza della situazione.
Questi dispositivi inidonei potrebbero aver favorito contagi e decessi tra la popolazione italiana. Per questo motivo Fratelli d’Italia torna a sollecitare le procure affinché indaghino su ipotesi di epidemia dolosa, secondo quanto dichiarato dalla deputata Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Covid.
