(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il valore delle parole sull’accoglienza. In un momento in cui il dibattito pubblico sul fenomeno migratorio rischia di ridursi a contrapposizioni sterili, le parole dell’Arcivescovo di Trento assumono un valore ancora più rilevante e, proprio per questo, risultano scomode. Il suo intervento non può essere banalizzato né liquidato come una presa di posizione ideologica. Al contrario, rappresenta una denuncia chiara di ciò che molti fingono di non vedere: i centri di permanenza per il rimpatrio, pur essendo strumenti previsti dall’ordinamento, si traducono troppo spesso in luoghi di compressione dei diritti, opacità e sofferenza sistemica.
Continuare a difenderli senza una seria revisione critica significa accettare consapevolmente che, nel nostro Paese, possano esistere spazi in cui la dignità delle persone viene sospesa. Questo non è un effetto collaterale inevitabile, ma il risultato di precise scelte politiche.
Negli ultimi anni, infatti, si è assistito a un progressivo sbilanciamento delle politiche migratorie verso una logica esclusivamente securitaria, che sacrifica integrazione e inclusione sull’altare del consenso immediato. Si tagliano le risorse ai percorsi di inserimento, gli strumenti di accoglienza diffusa e si alimenta una narrazione che trasforma le persone in problemi da contenere anziché in individui da accompagnare.
In questo quadro, il richiamo a una maggiore umanità non è una posizione semplicistica, ma un atto di responsabilità. È un invito a rifiutare una visione miope che, oltre a essere moralmente discutibile, si rivela anche inefficace sul piano sociale. L’Arcivescovo esercita pienamente il proprio diritto – e il proprio dovere – di intervenire su questioni che riguardano la coscienza civile del Paese. Attaccare o delegittimare queste parole significa evitare il merito delle questioni sollevate
Se davvero si vuole affrontare il fenomeno migratorio con responsabilità, è necessario uscire dalla logica dell’emergenza permanente e costruire politiche equilibrate, che tengano insieme legalità, sicurezza e diritti. Tutto il resto è propaganda. E la propaganda, quando incide sulla vita delle persone, ha sempre un costo umano che non può essere ignorato.
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Cons. Lucia Coppola – Alleanza Verdi e Sinistra
