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CONSIGLIERI PAT CIA – KASWALDER – GUGLIELMI * REPLICA AL VESCOVO DI TRENTO – MIGRANTI: «DAL PULPITO UNA LETTURA SEMPLICISTICA, UNA COSA È PREDICARE ALTRA È GOVERNARE»

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10.54 - venerdì 27 marzo 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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La Chiesa richiami pure i valori della persona, ma non trasformi questioni complesse in rappresentazioni emotive che finiscono per colpevolizzare cittadini e istituzioni.

Le parole di un vescovo meritano sempre ascolto. Ancor più quando aiutano a elevare lo sguardo, a richiamare principi universali e a interrogare le coscienze senza confondere i piani. Proprio per questo le affermazioni dell’Arcivescovo di Trento sui migranti presenti nei CPR lasciano perplessi.

Quando dal pulpito si afferma che *essi “ci stanno tenendo in piedi” e ci si spinge fino a *chiedere loro “perdono”, non ci si colloca più soltanto sul terreno dell’esortazione spirituale. Si entra, inevitabilmente, in quello della lettura pubblica e politica di un fenomeno complesso, ma lo si fa con una chiave interpretativa che appare semplificata, emotiva e, in definitiva, poco aderente alla realtà.

Ed è qui che si impone una distinzione essenziale: una cosa è predicare, altra cosa è governare. Predicare significa indicare un orizzonte morale. Governare significa misurarsi con i limiti della realtà, con le contraddizioni, con la *necessità di tenere insieme umanità e legalità, accoglienza e regole, dignità della persona e responsabilità delle istituzioni*.

Nessuno mette in discussione il valore della dignità umana. Ma proprio la dignità, se richiamata seriamente, non può essere evocata in modo da rimuovere il tema della legalità.

I Centri di permanenza per il rimpatrio non sono una deviazione morale dello Stato, ma strumenti previsti dall’ordinamento per gestire situazioni di irregolarità. Si può discutere della loro efficacia, delle modalità di gestione, delle garanzie da assicurare. Ma non si può fingere che il problema non esista o ridurlo a una colpa collettiva da espiare.

Colpisce, piuttosto, la leggerezza con cui da certi ambienti ecclesiali si tende a trasformare una questione così complessa in una narrazione quasi esclusivamente sentimentale, nella quale *le istituzioni appaiono fredde e i cittadini che chiedono regole rischiano di essere dipinti come moralmente carenti*. È una rappresentazione ingiusta, oltre che divisiva.

La carità cristiana è una cosa seria. Proprio per questo non dovrebbe essere piegata a una lettura che, nel tentativo di assolvere sul piano emotivo, finisce poi per giudicare con severità chi ha il compito concreto di amministrare fenomeni difficili.

Governare non significa disprezzare. Significa scegliere, distinguere, disciplinare, assumersi responsabilità, anche quando le decisioni non si prestano a formule suggestive o a conclusioni consolatorie.

La Chiesa svolge una funzione preziosa quando richiama il valore della persona, della solidarietà e della fraternità. Ma perde forza quando sembra smarrire la specificità della propria missione per avventurarsi in letture sociologiche semplificate, nelle quali il complesso viene alleggerito, *il confine tra regolarità e irregolarità si attenua e il peso del governo viene sottovalutato*.

I cittadini non hanno bisogno di essere moralmente redarguiti. Hanno bisogno di parole vere, di rispetto per le loro preoccupazioni e di istituzioni capaci di tenere insieme umanità, sicurezza, legalità e coesione sociale.

La missione della Chiesa è troppo alta per essere confusa con la tentazione di impartire lezioni su questioni che richiedono invece prudenza, equilibrio e senso del limite. Ed è proprio nel rispetto di quel ruolo che va ricordato che la complessità non si governa con il sentimentalismo.

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Consiglieri Provincia autonoma Trento
Claudio Cia – Walter Kaswalder – Luca Guglielmi

 

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