Di Luca Franceschi
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Dopo la bocciatura del referendum sulla giustizia, per il quale il ministro Carlo Nordio aveva assunto la responsabilità personale, continua a essere evitato il tema politico fondamentale: la trasparenza nelle operazioni economiche e finanziarie.
La vicenda che ha coinvolto il sottosegretario Andrea Delmastro pone in evidenza un aspetto preoccupante: la cessione delle quote societarie sarebbe stata realizzata, secondo le informazioni diffuse dai media, attraverso il versamento di 5.000 euro in contanti, precisamente al limite massimo consentito dalla normativa vigente.
Il tetto ai pagamenti in contanti, ridotto a 4.999,99 euro dal governo Meloni tramite la Legge di Bilancio 2023, trova in questo caso una rappresentazione emblematica della sua concreta applicazione: operazioni che mantengono un carattere opaco rimanendo entro i limiti legali e risultando perciò difficilmente controllabili e verificabili.
Su questo aspetto si concentra il vero nodo della questione da un punto di vista politico. L’allargamento del limite ai trasferimenti in contanti non rappresenta una misura volta a favorire la libertà economica, bensì crea il rischio concreto di alimentare zone grigie nel sistema economico, soprattutto nel momento in cui si richiede rigore e trasparenza a cittadini e imprese.
La situazione di Delmastro illustra chiaramente quale sia l’effettiva utilità di quella disposizione normativa: permettere pagamenti di importo significativo in contanti, posizionati proprio al margine della soglia legale, con la conseguenza di ridurre drasticamente la tracciabilità delle transazioni e di incrementare l’opacità complessiva del sistema.
