Di Luca Franceschi
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La deputata del Movimento 5 Stelle Dolores Bevilacqua solleva interrogativi urgenti sul futuro di Rai Way, accusando il governo di limitarsi a mere dichiarazioni di principio sulla sovranità nazionale senza fornire risposte concrete su questioni strategiche fondamentali.
Secondo la parlamentare pentastellata, da tre anni l’esecutivo si limita a proclami sulla sovranità in tutti i suoi aspetti, dall’energia alla tecnologia, senza però tradurre questi annunci in azioni concrete. Particolarmente critica appare la situazione di Rai Way, società quotata in borsa e controllata dalla Rai, quindi indirettamente dal Tesoro.
La società gestisce attualmente un patrimonio infrastrutturale di notevole rilevanza strategica: 2.300 torri di telecomunicazione, 6.000 chilometri di fibra ottica, collegamenti satellitari, ponti radio e una rete proprietaria di server per la distribuzione di contenuti web.
Recentemente Rai Way ha presentato un ambizioso progetto da 400 milioni di euro per la realizzazione di un hyperscale data center, definito dai suoi stessi dirigenti e dall’amministratore delegato della Rai come un’iniziativa cruciale per la sovranità e la sicurezza tecnologica del paese.
Tuttavia, emerge una preoccupante mancanza di trasparenza riguardo al memorandum of understanding siglato il 19 dicembre 2024 tra Rai ed Ei Towers, la società del gruppo Mfe riconducibile alla Fininvest della famiglia Berlusconi. Questo accordo, già oggetto di una proroga, scadrà alla fine di marzo e i vertici aziendali si sono rifiutati di fornire chiarimenti sul suo contenuto e sui suoi sviluppi.
La questione assume contorni ancora più complessi considerando che Rai Way figura nella lista delle società pubbliche destinate alla privatizzazione dall’attuale governo. Si pone quindi un interrogativo fondamentale: quale sarà il destino finale della società e dei suoi asset strategici?
Bevilacqua esprime particolare preoccupazione per la possibilità che Rai Way, con tutto il suo patrimonio infrastrutturale e i progetti di investimento in corso, possa finire integrata nell’ecosistema Berlusconi, sollevando evidenti questioni di concentrazione mediatica e controllo dell’informazione.
Il precedente della cessione della rete Tim al fondo americano Kkr, avvenuta senza che il governo opponesse resistenza, alimenta ulteriori timori sulla capacità dell’esecutivo di tutelare gli asset strategici nazionali. Questa operazione rappresenta un monito preoccupante per il futuro delle infrastrutture strategiche italiane.
La parlamentare conclude ribadendo l’urgenza di ottenere risposte chiare e tempestive da parte del Ministero dell’Economia e della Rai, considerando l’imminente scadenza del memorandum e l’importanza strategica degli asset in questione per la sovranità tecnologica del paese.
