Di Luca Franceschi
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La deputata del Movimento 5 Stelle Valentina D’Orso, capogruppo in commissione Giustizia, ha lanciato un duro attacco al governo Meloni sulla riforma della giustizia, sostenendo che l’esecutivo ha già rivelato le vere intenzioni dietro la separazione delle carriere.
Secondo D’Orso, esattamente un anno fa il governo iniziò a confessare le reali motivazioni della riforma costituzionale: mettere la magistratura sotto il controllo della politica. Il riferimento è alle dichiarazioni del 14 marzo 2025 del sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro in un’intervista al quotidiano Il Foglio.
In quella circostanza, Delmastro espresse timori sulla riforma, spiegando che staccare i pubblici ministeri dai giudici e creare un Consiglio Superiore della Magistratura separato avrebbe potuto accentuare la predisposizione iper-accusatoria dei PM. Il sottosegretario ipotizzò che l’unica soluzione sarebbe stata collocarli sotto il governo o privarli del potere di impulso sulle indagini.
La deputata pentastellata sostiene che questa è esattamente la verità: alla separazione delle carriere seguirebbe inevitabilmente la collocazione dei pubblici ministeri sotto il controllo della politica e del governo, come avviene nel resto del mondo.
D’Orso cita anche altre dichiarazioni di esponenti governativi a sostegno della sua tesi. Il ministro Nordio avrebbe spiegato come la riforma serva a dare alla politica libertà di azione e un primato sulla magistratura, mentre Tajani avrebbe manifestato l’intenzione di togliere ai PM la direzione della polizia giudiziaria.
La riforma, secondo quanto riferito dalla deputata, rappresenterebbe la risposta del governo Meloni a quella che viene definita un’intollerabile invadenza della magistratura, descritta come “plotoni di esecuzione”. D’Orso riconosce al governo di essere stato molto chiaro nelle sue intenzioni, nonostante l’invito della deputata Matone a non esprimere pubblicamente queste posizioni.
La conclusione della capogruppo M5S in commissione Giustizia è netta: per salvaguardare gli equilibri tra i poteri della democrazia italiana, l’unico voto possibile al referendum sulla separazione delle carriere è il No.
