Di Luca Franceschi
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**ISTAT, Tridico (M5S): spot del governo per nascondere il dramma dei giovani e del lavoro povero**
I dati ISTAT sul mercato del lavoro del 2025 rivelano problematiche profonde che vanno oltre la narrazione trionfale del governo Meloni. Secondo Pasquale Tridico, capodelegazione M5S al Parlamento europeo, dietro i numeri apparentemente positivi si cela una realtà ben diversa.
L’analisi dei 185.000 nuovi occupati mostra una situazione preoccupante: l’incremento è stato determinato esclusivamente dalla fascia degli over 50, con un aumento di 409.000 unità. Al contrario, le fasce giovanili hanno subito un pesante ridimensionamento, con 109.000 occupati in meno nella fascia 15-34 anni e 115.000 in meno in quella 35-49 anni.
Questa dinamica evidenzia un mercato del lavoro strutturalmente debole, caratterizzato da una maggiore permanenza dei lavoratori anziani a discapito delle opportunità per i giovani. La situazione è aggravata dalle politiche pensionistiche del governo, che non solo ha mantenuto la Legge Fornero, ma l’ha di fatto inasprita attraverso diversi interventi.
Le modifiche includono la cancellazione di Opzione donna, il peggioramento dell’Ape sociale e il continuo aumento dei mesi di permanenza lavorativa attraverso lo slittamento delle finestre di uscita. Questi meccanismi ritardano sistematicamente l’uscita dal mercato del lavoro, ostacolando conseguentemente l’ingresso delle nuove generazioni.
Il quadro si completa con il drammatico dato degli inattivi: 12,5 milioni di persone che hanno smesso di cercare lavoro, rappresentando un esercito di scoraggiati che testimonia le difficoltà strutturali del sistema occupazionale italiano.
La situazione è ulteriormente aggravata da bassa produttività e bassi salari, caratteristiche che impediscono all’incremento occupazionale di tradursi in benefici concreti per l’economia. L’occupazione aggiuntiva, concentrata prevalentemente nei servizi a basso valore aggiunto, non riesce a generare l’aumento dei consumi necessario per sostenere la crescita del PIL.
Proprio la crescita economica rappresenta il punto più critico della gestione Meloni, con l’Italia relegata nelle posizioni più basse delle classifiche europee, evidenziando come i dati occupazionali positivi non si traducano in un reale miglioramento delle condizioni economiche del Paese.
