Di Luca Franceschi
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Il Movimento 5 Stelle ha presentato una mozione sia al Senato che alla Camera dei Deputati per chiedere al governo la revoca immediata dall’incarico di Giuseppina Bartolozzi, attuale capo di gabinetto del ministero della Giustizia. L’iniziativa parlamentare mira a salvaguardare il prestigio delle istituzioni, il principio della separazione dei poteri e l’autonomia della magistratura.
Secondo i pentastellati, risulta inaccettabile che continui a occupare una posizione così strategica nelle politiche governative sulla giustizia un magistrato fuori ruolo che ha pubblicamente invitato i cittadini a sostenere il referendum per eliminare quella che ha definito una magistratura paragonabile a “plotoni di esecuzione”.
Le dichiarazioni di Bartolozzi assumono particolare gravità in quanto la magistrata ha ricordato di essere sottoposta a indagini giudiziarie e ha manifestato l’intenzione di lasciare l’Italia nel caso di una vittoria del fronte del “No” al referendum. Tali affermazioni vengono considerate dal M5S come un attacco diretto alla magistratura e alla funzione giurisdizionale.
La posizione di Bartolozzi appare ulteriormente compromessa dal suo coinvolgimento nel controverso caso Almasri, il trafficante di esseri umani accusato anche di stupro che il governo Meloni ha sottratto alla Corte penale internazionale per accompagnarlo in Libia con un volo di Stato. In questa vicenda, Bartolozzi è accusata di aver fornito false informazioni ai pubblici ministeri che conducono le indagini.
Secondo le capogruppo del Movimento 5 Stelle nelle commissioni Giustizia, Giuseppina Bartolozzi avrebbe già dovuto rassegnare le dimissioni da diversi giorni. Le indiscrezioni giornalistiche suggeriscono che l’esecutivo stia valutando di rimuoverla dall’incarico soltanto dopo la consultazione referendaria, una strategia che il M5S definisce come un “tatticismo inaccettabile”.
Il partito di Giuseppe Conte sottolinea come anche a Palazzo Chigi si sia compresa la gravità delle dichiarazioni della magistrata e ribadisce la necessità di una sua rimozione immediata, senza ricorrere a manovre dilatorie che potrebbero danneggiare ulteriormente la credibilità delle istituzioni.
