Di Luca Franceschi
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Donald Trump ha dichiarato apertamente che gli Stati Uniti traggono vantaggi economici dalla situazione di conflitto, poiché l’instabilità bellica comporta un aumento dei prezzi del petrolio. Essendo una delle principali potenze produttrici di greggio a livello mondiale, Washington beneficia di questa dinamica. Il quadro è ben diverso per l’Italia e gli altri Paesi europei, che invece subiscono le conseguenze negative di questa escalation: fin dal primo giorno dell’attacco, i costi della guerra si ripercuotono non solo sulle popolazioni civili coinvolte nel conflitto, ma anche sui cittadini italiani attraverso l’aumento dell’instabilità geopolitica e il rincaro dei costi energetici.
Il Partito Democratico, tramite la segreteria di Elly Schlein, ha formulato una proposta pragmatica e facilmente realizzabile per affrontare l’emergenza dei prezzi dei carburanti. La premier Giorgia Meloni aveva inizialmente espresso consenso verso questa iniziativa. Tuttavia, a distanza di quasi una settimana, la proposta non ha trovato concretizzazione né in Consiglio dei ministri né in Parlamento, nonostante gli annunci favorevoli.
L’assenza di interventi concreti prolungava l’emergenza energetica, determinando un aggravio continuo dei costi per i cittadini, i lavoratori autonomi e le imprese italiane. Secondo quanto sostenuto dalla segreteria dem, il ritardo nell’implementazione della misura rappresentava una conseguenza diretta delle scelte geopolitiche dell’alleato americano, alle cui decisioni strategiche il governo italiano sembrava allineato, senza tuttavia adottare misure di protezione adeguate per le fasce della popolazione più vulnerabili ai rincari.
