Di Luca Franceschi
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La senatrice Cinzia Pellegrino, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione speciale per i diritti umani, interviene criticamente sulla partecipazione di Ilaria Salis e Mimmo Lucano alla flottiglia “Nuestra América” diretta a L’Avana. Secondo la parlamentare, i due attivisti avrebbero dovuto approfondire maggiormente la situazione effettiva dell’isola caraibica prima di aderire a iniziative di denuncia contro il blocco americano.
Pellegrino sottolinea come l’embargo statunitense, in vigore dal 1962, rappresenti solo una parte della narrazione sulla crisi cubana. A fronte di questo isolamento commerciale parziale, Cuba ha potuto mantenere relazioni economiche con l’Europa, il Canada e l’America Latina. Nonostante ciò, il Paese affronta oggi una situazione critica caratterizzata da blackout frequenti, carenza di medicinali negli ospedali, inflazione galoppante e un’emigrazione massiccia verso l’estero.
Un dato significativo riguarda gli scambi commerciali effettivi tra Stati Uniti e Cuba. Nel 2024, secondo il Census Bureau americano, sono stati esportati verso l’isola oltre 585 milioni di dollari in merci, prevalentemente prodotti alimentari e agricoli, dimostrando come l’isolamento non sia così assoluto quanto spesso rappresentato.
La responsabilità della crisi economica, prosegue la senatrice, risiede piuttosto nelle scelte politiche del regime. Per più di settant’anni, il sistema economico rigidamente statale ha soffocato la produzione privata, inibito l’iniziativa imprenditoriale e creato una dipendenza dalle importazioni. Contemporaneamente, l’élite dirigente ha accumulato ricchezze considerevoli mentre la popolazione generale precipitava nella povertà.
A titolo esemplificativo, Pellegrino richiama i patrimoni personali accumulati dai vertici della nomenklatura cubana. Fidel Castro era stimato possedere una fortuna personale prossima ai 900 milioni di dollari. Raúl Castro è stato annoverato tra i dieci leader politici più ricchi del mondo. Anche Mariela Castro ha realizzato acquisizioni immobiliari significative, come l’acquisto di un’isola privata alle Bahamas valutata 18 milioni di dollari.
La conclusione della senatrice di Fratelli d’Italia è netta: la crisi cubana non deriva dal blocco commerciale, ma dal sistema politico autoritario. L’embargo non distrugge direttamente le infrastrutture produttive, non chiude fabbriche, non impedisce l’imprenditoria privata e non confisca i raccolti ai coltivatori. Queste conseguenze negative derivano invece dalle politiche della dittatura. Il vero ostacolo allo sviluppo economico e alla prosperità di Cuba è identificato nella mancanza di libertà politica ed economica.
