Gentile direttore Franceschi,
allego quanto oggi pubblicato sul quotidiano “Corriere del Trentino“ anche per consentire la visione ai lettori di Opinione.
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Walter Pruner – Trento
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Tre è il numero di questa settimana. Tre come i consiglieri del gruppo provinciale delle Stelle alpine. Tre come i tre voti diversi che i tre consiglieri hanno espresso sulla ormai nota mozione Marchetto. Tre è anche il numero che torna per permettere il terzo mandato all’attuale presidente, senza il quale il tripode autonomista manca di personale stampella coalizionale.
La mozione di sfiducia promossa dalle minoranze nei confronti dell’Assessora all’istruzione e cultura, è stato un atto politico. Linea assunta compattamente dal Gruppo della Fiamma tricolore, dal coordinatore regionale, dalla presidente provinciale, e dalla nota nazionale del ministro Lollobrigida. Posizione granitica di una destra coerente oltre ogni ragionevole dubbio, che con questa postura ha affrontato la prova d’aula della mozione di sfiducia, sfociata in una sua bocciatura, con 14 favorevoli, 5 contrari, 13 astenuti, 1 non voto e 2 assenti. L’incongruenza non sta dunque qui in Fratelli d’Italia, dove le posizioni erano e sono conosciute e cristallizzate.
Punto di caduta politico della vicenda è altro: le tre foglie di fico in casa Stelle alpine.
E’ venuto a galla il tasso di incompatibilità politica di certo autonomismo al fianco della sua antitesi, quella nazionalista. Quale il senso dell’ (im)postura politica degli autonomisti sovranisti? Qualche loro vertice si era già lamentato, dichiarando incomprensibile tutta questa rilevanza attribuita ad un evento che infondo non toccava le tasche della gente. Beh, se tale non certo nobile concetto di politica senz’anima valoriale, sarebbe stata al limite capibile alle latitudini partitiche non direttamente investite dal caso, balsfemo è stato assistere al resto.
Quella messa in campo è stata una semplice reazione di facciata, che non disturbasse il manovratore, di cortese disappunto, irrintracciabile alla voce coerenza. Quindi dalla blasfemia pre voto, si è passati alla pornografia politica: con l’apogeo di un atteggiamento d’aula schizofrenico, declinato in un voto del gruppo delle Stelle alpine, tricefalo; tre consiglieri, tre espressioni diverse: un voto contrario, una astenuta, un non voto, Tre facce di uno stesso volto, quello dello sconcerto. Con tanto di desiderata del Segretario politico quali addobbi di scortesia. Voto trifacciale andato in tutte le direzioni possibili, meno l’unica attesa da un’ impaziente e preoccupata base autonomista. Tre voti diversi, tre consiglieri diversi, tre autonomismi sovranisti diversi, tre strade diverse ed il comune denominatore del noto poltronificio.
Girare le spalle a Clara Marchetto, riducendo il tutto ad una sorta di fastidio istituzionale quell’atto politico che definisce criminale, divisiva e dai contorni foschi una delle cofondatrici del tuo partito, integrerebbe nel codice stradale il reato almeno di omissione di soccorso. Corrisponde alla reazione di un figlio che, in costanza di pubblica offesa circa la natura libertina mossa nei confronti della propria madre, dichiarasse che è meglio passare ad altro, non è rilevante e l’importante è continuare a banchettare.
L’affossamento ideale delle due Stelle alpine affonda radici profonde nella retorica, cifra distintiva del funambolo suo Presidente onoarario, che senza imbarazzo alcuno insiste col concetto del governo, comunque, sempre, e solo, senza vergogna. Quanti e quali le evidenze critiche di questo autonomismo sovranista, appalesatesi dallo sbussolato voto d’aula dell’altro giorno? Almeno due.
Il primo, riguarda le conseguenze dei dichiarati accordi solo personali e non politici col Presidente, che implicano sudditanze e dazi politici da pagare all’istante, come visto; maturandosi poi l’idea di partito che passa da governativo a governopatico, lo si pone sotto ricatto. Il partito messo di fronte ad una scelta binaria, tra la difesa della propria storia, condannata dal suo alleato di governo, e lo scranno, si abbandona alla arrendevolezza valoriale con la relativa risposta triforcuta d’aula.
Il secondo, il blockfrei adattato come il pongo ad una dimensione di bolla politica in cui rifugiarsi, si è risolto in questi anni, per l’autonomismo di conio littorio, in un bene rifugio in cui edulcorare anni di storia, nel ferale pensiero che stare fuori dai blocchi significhi scegliere l’occasione più redditizia e non la più giusta.
Le due Stelle alpine sono state così scalzate da due stelle polari, la citata governopatia, e il blockfrei di pongo sopra descritto.
Dalle macerie di quel periodo storico, del quale ancora oggi con tanta difficoltà qualcuno stenta a riconoscerne la tragedia, e cito qui simbolicamente le Katakombenschulen e le opzioni, l’Autonomia è cresciuta con radici profonde. Queste sono patrimonio di un’intera comunità sociale e non solo dei singoli partiti. Questo patrimonio è ricchezza di tutta una popolazione forse ancora non compiutamente conscia del suo valore, ma che intanto ne assapora vantaggi e benefici.
Come spesso accade, anche dallo scempio di questi giorni, una buona notizia c’è, e rimanda ad una conclusione. Gli anticorpi al populismo qualunquista di stampo nazionalista nella nostra provincia, pur tra mille incongruenze hanno battuto un colpo. Con la certificata cessione di sovranità politica di queste Stelle alpine alla comunità altra, su quello che tutti si attendevano sarebbe stato il loro naturale campo di elezione, si è fatta chiarezza. Non sarà molto, ma sapere chi sotto i colori sociali corre per gli interessi generali o chi per i propri, è già qualcosa.
