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CGIA – MESTRE * OCCUPAZIONE: «UN NEO-ASSUNTO SU 4 È STRANIERO, NEL 2025 L’INCIDENZA PIÙ SIGNIFICATIVA È IN TRENTINO-ALTO ADIGE (31,5 PER CENTO)»

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09.17 - sabato 21 febbraio 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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UN NEOASSUNTO SU 4 È STRANIERO – Rispetto al 2017, gli ingressi nel mercato del lavoro degli immigrati come dipendenti sono aumentati del 139%

Cresce a ritmo sostenuto la presenza di lavoratori stranieri nel mercato del lavoro italiano. Nel 2025 le assunzioni previste di immigrati sfiorano quota 1 milione e 360mila, pari al 23 per cento del totale[1]: in pratica, un nuovo assunto su quattro non è italiano. Il balzo rispetto al periodo pre-Covid è netto. Confrontando i dati con il 2019, il numero assoluto di ingressi è più che raddoppiato (vedi Graf. 1).

L’incidenza varia molto a seconda dei settori. In agricoltura quasi la metà delle nuove assunzioni riguarda stranieri (42,9 per cento). Quote elevate anche nel tessile-abbigliamento-calzature (41,8 per cento) e nelle costruzioni (33,6 per cento), mentre pulizie e trasporti si attestano al 26,7 per cento (vedi Tab. 1 e Tab. 2).

Guardando ai numeri assoluti, la ristorazione guida la classifica con 231.380 ingressi tra cuochi, aiuto cuochi, lavapiatti, addetti alle pulizie e camerieri. Seguono i servizi di pulizia con 137.330 lavoratori e l’agricoltura con 105.540 (vedi Graf. 2). Sono queste le principali evidenze emerse nel report settimanale elaborato dall’Ufficio studi della CGIA.

 

Sono diventati una componente essenziale del mercato del lavoro

I lavoratori stranieri non sono più una presenza marginale o temporanea: oggi sono una parte stabile e indispensabile del nostro mercato del lavoro. Secondo una elaborazione effettuata dalla Fondazione Leone Moressa, i lavoratori dipendenti extracomunitari presenti in Italia sono poco meno di 2,2 milioni[2] e le regioni dove l’incidenza percentuale sul totale lavoratori dipendenti è più elevata sono l’Emilia Romagna (17,4 per cento), la Toscana e la Lombardia (entrambe con il 16,6) (vedi Tab. 3).

I dati mostrano chiaramente che il contributo degli stranieri è fondamentale per l’equilibrio demografico, produttivo e previdenziale del Paese. Il primo nodo è demografico. L’Italia sta invecchiando rapidamente e nascono sempre meno bambini. Questo significa meno persone in età da lavoro e più pensionati da sostenere. I lavoratori stranieri aiutano a colmare questo vuoto, ampliando la forza lavoro e rendendo più sostenibile il sistema economico e il welfare. Senza il loro apporto, il peso sulle generazioni attive sarebbe ancora maggiore.

C’è poi la questione dei settori produttivi. Molti stranieri lavorano in ambiti dove scarseggia la manodopera italiana: agricoltura, edilizia, logistica, assistenza domestica e cura degli anziani. In molte zone del Paese, queste attività andrebbero in difficoltà senza di loro. Non si tratta quindi di una sostituzione dei lavoratori italiani, ma di una presenza che copre posti che spesso resterebbero scoperti.

Un altro aspetto poco discusso riguarda i conti pubblici. I lavoratori stranieri pagano tasse e contributi come tutti, ma essendo mediamente più giovani usufruiscono meno di pensioni e prestazioni. Il risultato è un saldo positivo: versano più di quanto ricevono, contribuendo a sostenere il sistema previdenziale, in termini di liquidità disponibile.

Infine, c’è il tema dell’iniziativa economica. Crescono le imprese avviate da cittadini immigrati, che creano occupazione e, molto spesso, aiutano a rivitalizzare quartieri e territori in difficoltà. Nel complesso, i lavoratori stranieri non sono un’aggiunta accessoria, ma una componente essenziale dell’economia italiana. Investire in integrazione, regolarizzazione e formazione non è solo una scelta sociale: è una necessità economica per il futuro del Paese.

 

Non ci sono specializzazioni etniche, ma processi di adattamento e reti migratorie

Quando si parla di lavoro e immigrazione, capita spesso di sentire espressioni come “comunità specializzate” o “mestieri tipici” di alcune etnie. In realtà, questa lettura non è corretta né dal punto di vista statistico né da quello sociale. Le fonti ufficiali non classificano le persone per etnia, ma per cittadinanza o area geografica di provenienza. Di conseguenza, non esistono dati che colleghino caratteristiche culturali o identitarie a specifiche professioni. Ciò che emerge dalle analisi è piuttosto una diversa distribuzione dei lavoratori nei vari settori economici.

Osservando i numeri, si notano alcune concentrazioni ricorrenti. I lavoratori provenienti dall’Europa dell’Est sono molto presenti nell’assistenza familiare e nel lavoro domestico, ambiti che comprendono colf e badanti e che rappresentano una componente essenziale del sistema di cura italiano. Le persone originarie del Nord Africa trovano più spesso impiego nell’edilizia, nell’agricoltura e nella logistica, comparti caratterizzati da una domanda costante di manodopera e da lavori manuali o stagionali.

Dall’Asia meridionale, in particolare da India, Pakistan e Bangladesh, proviene una quota significativa di addetti all’agricoltura, all’allevamento, alla ristorazione e al piccolo commercio. I cittadini cinesi risultano invece concentrati nel commercio, nella manifattura tessile e dell’abbigliamento e nella ristorazione, settori in cui si sono sviluppate nel tempo reti imprenditoriali consolidate. I lavoratori filippini, infine, sono presenti soprattutto nei servizi domestici e alla persona, dove hanno costruito una reputazione professionale riconosciuta.

Queste dinamiche non riflettono “vocazioni” etniche o presunte predisposizioni culturali. Sono piuttosto il risultato di fattori concreti: le reti migratorie che facilitano l’ingresso nello stesso tipo di occupazione, la domanda locale di lavoro in determinati comparti, le difficoltà linguistiche iniziali o il mancato riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all’estero. Anche le politiche di regolarizzazione, spesso concentrate su specifici settori, hanno contribuito a orientare gli inserimenti occupazionali.

In definitiva, possiamo affermare che il mercato del lavoro italiano mostra processi di adattamento e opportunità, non specializzazioni etniche. Leggere questi dati con attenzione aiuta a comprendere meglio il contributo reale dei lavoratori stranieri all’economia e a superare stereotipi ancora troppo diffusi.

 

A Prato, Gorizia e Piacenza quasi un neoassunto su due è immigrato

Se in Italia, negli ultimi otto anni (2017–2025), le entrate previste nel mercato del lavoro degli immigrati sono cresciute del 140 per cento, in Basilicata il balzo è stato addirittura del +306 per cento, in Trentino-Alto Adige del +237 e in Umbria del +190 (vedi Tab. 4).

Se, invece, analizziamo solo il dato del 2025, l’incidenza percentuale delle entrate di lavoratori stranieri sul totale delle assunzioni più significativa si è registrata in Trentino-Alto Adige (31,5 per cento). Seguono l’Emilia-Romagna (30,6) e la Lombardia (29,2). La media italiana, come detto in precedenza, si è attestata al 23,4 per cento (vedi Tab. 5).

A livello provinciale, infine, gli ingressi previsti di immigrati nel mercato del lavoro nel 2025, rapportati al totale delle assunzioni, vedono prevalere la provincia di Prato, con un tasso del 55,5 per cento. Seguono Gorizia e Piacenza, entrambe con il 39,7 per cento, Matera con il 36,4 e Bolzano con il 35,1. In termini assoluti, l’area che ne prevedeva il maggior numero di assunzioni è Milano, con 141.790 persone. Seguono Roma con 96.660 e Verona con 42.000 (vedi Tab. 6).

 

Graf. 1 – Italia: Entrate previste di immigrati nelle imprese (previsioni di assunzione)

Anni 2017-2025

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati

Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior

 

Note

Banca dati del Sistema Informativo Excelsior (Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali), monitoraggio annuale dei fabbisogni dei lavoratori stranieri espressi dalle imprese.

Le entrate di immigrati fanno riferimento alle entrate previste di personale di nazionalità non italiana e alla loro incidenza sul totale (italiana + non italiana).

 

 

Tab. 1 – Italia: entrate previste di immigrati nelle imprese (in % sul totale)

per settore – anno 2025

SETTORI Numero immigrati in entrata
(A)
Totale entrate
(B)
Inc. % entrate immigrati/totale (A/B)*100 Composizione
% immigrati
in entrata
Agricoltura, silvicoltura e pesca 184.990 431.510 42,9 13,6
Costruzioni 183.840 547.930 33,6 13,5
Servizi operat. di supp. a imprese/persone (*) 120.570 451.200 26,7 8,9
Servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio 100.130 374.770 26,7 7,4
Manifatturiero 227.870 914.410 24,9 16,8
Servizi turistici, alloggio e ristorazione 289.720 1.169.720 24,8 21,3
Commercio 117.710 774.260 15,2 8,7
Servizi alle persone (**) 91.210 701.500 13,0 6,7
Servizi avanzati di supporto alle imprese (***) 25.840 221.400 11,7 1,9
Servizi informatici e telecomunicazioni 11.880 115.830 10,3 0,9
Servizi finanziari e assicurativi 2.450 44.970 5,4 0,2
Altri servizi alle imprese 2.670 59.780 4,5 0,2
TOTALE SETTORI 1.358.890 5.807.270 23,4 100,0

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati

Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior

 

(*) Immobiliari, noleggio/leasing, vigilanza, pulizia ecc.

(**) Parrucchiere, estetiste, lavanderie/puliture, centri estetici, Assistenza sociosanitaria, servizi veterinari, attività creative/artistiche, Servizi museali/biblioteche, scommesse/case da gioco, attività sportive.

(***) Legali/contabili, consulenza, architettura/ingegneria, R&S, pubblicità/ricerche mercato, selezione del personale ecc.

 

Tab. 2 – Italia: entrate previste di immigrati nelle imprese (in % sul totale)

focus manifattura – anno 2025

FOCUS MANIFATTURA Numero immigrati in entrata
(A)
Totale entrate
(B)
Inc. % entrate immigrati/totale (A/B)*100 Composizione
% immigrati
in entrata
Tessile, abbigliamento, calzature 39.790 95.270 41,8 2,9
Legno e mobile 10.650 41.110 25,9 0,8
Metalmeccanica ed elettronica 96.520 382.300 25,2 7,1
Alimentari e bevande 40.720 176.450 23,1 3,0
Estrattivo e minerali non metalliferi 8.540 40.170 21,3 0,6
Chimico-farmaceutica, gomma/plastica 15.860 77.880 20,4 1,2
Altre industrie (****) 11.430 73.100 15,6 0,8
Carta e stampa 4.360 28.130 15,5 0,3
Manifatturiero 227.870 914.410 24,9 16,8

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati

Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior

 

(****) Public utilities, giochi/giocattoli, gioielleria, strumenti musicali ecc.

Graf. 2 – Italia: rank prime 20 professioni straniere richieste (su 1.358.890 totali)

anno 2025

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati

Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior

 

 

Nota

Le prime 20 professioni richieste rappresentano l’80% del totale.

 

Tab. 3 – Numero di lavoratori con almeno una giornata retribuita nel 2024

Regioni e ripartizioni geografiche

Regione Comunitari
(A)
Extracomunitari
(B)
Totale
(C=A+B)
Inc. %
Extracomunitari
(su totale)
(C/B) x 100
Emilia-Romagna 1.324.426 278.783 1.603.209 17,4
Toscana 971.288 193.820 1.165.108 16,6
Lombardia 3.149.716 626.526 3.776.242 16,6
Trentino-Alto Adige 340.976 67.414 408.390 16,5
Veneto 1.474.923 263.305 1.738.228 15,1
Liguria 374.923 63.982 438.905 14,6
Friuli-Venezia Giulia 326.818 54.271 381.089 14,2
Marche 405.138 63.327 468.465 13,5
Valle d’Aosta 37.020 5.297 42.317 12,5
Umbria 207.440 29.380 236.820 12,4
Piemonte 1.155.924 150.332 1.306.256 11,5
Lazio 1.626.230 173.039 1.799.269 9,6
Abruzzo 337.136 30.944 368.080 8,4
Campania 1.210.145 78.385 1.288.530 6,1
Molise 59.409 3.150 62.559 5,0
Calabria 302.476 15.626 318.102 4,9
Basilicata 114.725 5.483 120.208 4,6
Puglia 857.828 37.343 895.171 4,2
Sicilia 882.216 37.218 919.434 4,0
Sardegna 369.700 13.943 383.643 3,6
Estero 10.339 638 10.977 5,8
ITALIA 15.538.796 2.192.206 17.731.002 12,4
Nord Ovest 4.717.583 846.137 5.563.720 15,2
Nord Est 3.467.143 663.773 4.130.916 16,1
Centro 3.210.096 459.566 3.669.662 12,5
Mezzogiorno 4.133.635 222.092 4.355.727 5,1

 

Elaborazione della Fondazione Leone Moressa su dati INPS (*)

 

(*) Dati riferiti all’Osservatorio dei Lavoratori dipendenti del settore privato non agricolo.

 

Tab. 4 – Entrate previste di immigrati nelle imprese

Regioni e ripartizioni (variazioni tra 2017 e 2025)

REGIONI E RIPARTIZIONI
(entrate straniere)
2017 2025 Var. ass.
2025-2017
Var. %
2025/2017
Basilicata 3.120 12.670 +9.550 +306,1
Trentino Alto Adige 17.700 59.600 +41.900 +236,7
Umbria 6.100 17.660 +11.560 +189,5
Calabria 8.290 23.920 +15.630 +188,5
Emilia Romagna 52.610 151.230 +98.620 +187,5
Toscana 41.120 105.820 +64.700 +157,3
Liguria 13.970 35.870 +21.900 +156,8
Sicilia 21.200 52.460 +31.260 +147,5
Molise 1.540 3.800 +2.260 +146,8
Friuli Venezia Giulia 13.600 32.610 +19.010 +139,8
Lombardia 127.110 301.250 +174.140 +137,0
Veneto 65.200 153.060 +87.860 +134,8
Lazio 55.710 128.280 +72.570 +130,3
Marche 14.850 32.010 +17.160 +115,6
Campania 34.220 70.860 +36.640 +107,1
Piemonte – Valle d’Aosta 41.890 86.490 +44.600 +106,5
Abruzzo 11.810 23.890 +12.080 +102,3
Puglia 26.740 53.710 +26.970 +100,9
Sardegna 11.170 13.690 +2.520 +22,6
Italia 567.940 1.358.890 +790.950 +139,3
Nord ovest 182.970 423.620 +240.650 +131,5
Nord est 149.110 396.500 +247.390 +165,9
Centro 117.770 283.770 +166.000 +141,0
Mezzogiorno 118.080 255.010 +136.930 +116,0

 

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati

Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior

 

I dati forniti dal Sistema Informativo Excelsior sono approssimati alle decine e quindi la somma delle singole regioni può divergere di qualche decina dal dato nazionale.

  

Tab. 5 – Entrate previste di immigrati nelle imprese (in % sul totale)

Regioni e ripartizioni – anno 2025

REGIONI E RIPARTIZIONI Numero immigrati in entrata
(A)
Totale entrate
(B)
Inc. % entrate immigrati/totale (A/B)*100 Composizione
% immigrati in entrata
Trentino Alto Adige 59.600 189.130 31,5 4,4
Emilia Romagna 151.230 494.640 30,6 11,1
Lombardia 301.250 1.033.310 29,2 22,2
Veneto 153.060 525.550 29,1 11,3
Toscana 105.820 369.380 28,6 7,8
Friuli Venezia Giulia 32.610 116.910 27,9 2,4
Liguria 35.870 137.060 26,2 2,6
Basilicata 12.670 48.770 26,0 0,9
Umbria 17.660 69.970 25,2 1,3
Piemonte 81.670 335.000 24,4 6,0
Marche 32.010 135.860 23,6 2,4
Valle d’Aosta 4.820 21.170 22,8 0,4
Lazio 128.280 581.410 22,1 9,4
Abruzzo 23.890 123.880 19,3 1,8
Molise 3.800 22.150 17,2 0,3
Calabria 23.920 154.640 15,5 1,8
Campania 70.860 498.200 14,2 5,2
Puglia 53.710 396.240 13,6 4,0
Sicilia 52.460 393.620 13,3 3,9
Sardegna 13.690 160.380 8,5 1,0
Italia 1.358.890 5.807.270 23,4 100,0
Nord ovest 423.620 1.526.540 27,8 31,2
Nord est 396.500 1.326.220 29,9 29,2
Centro 283.770 1.156.630 24,5 20,9
Mezzogiorno 255.010 1.797.880 14,2 18,8

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati

Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior

  

Tab. 6 – Entrate previste di immigrati nelle imprese (in % sul totale)

Province – anno 2025

RANK per inc. % entrate straniere PROVINCE Numero immigrati in entrata (A) Totale entrate
(B)
Inc. % entrate immigrati/totale (A/B)*100 Composizione
% immigrati in entrata
1  Prato 17.270 31.140 55,5 1,3
2  Gorizia 6.790 17.090 39,7 0,5
3  Piacenza 12.350 31.130 39,7 0,9
4  Matera 9.240 25.410 36,4 0,7
5  Bolzano 36.190 103.140 35,1 2,7
6  Ragusa 15.170 43.320 35,0 1,1
7  Verona 42.000 120.880 34,7 3,1
8  Latina 19.480 57.050 34,1 1,4
9  Cuneo 19.550 57.570 34,0 1,4
10  Mantova 11.870 36.380 32,6 0,9
11  Parma 17.000 52.110 32,6 1,3
12  Rovigo 6.880 21.250 32,4 0,5
13  Lodi 4.780 14.830 32,2 0,4
14  Brescia 41.050 127.950 32,1 3,0
15  Forli-Cesena 15.680 48.880 32,1 1,2
16  Ravenna 15.870 50.590 31,4 1,2
17  Cremona 8.810 28.300 31,1 0,6
18  Pavia 12.500 40.360 31,0 0,9
19  Pordenone 8.720 28.420 30,7 0,6
20  Milano 141.790 463.820 30,6 10,4
21  Firenze 33.230 110.600 30,0 2,4
22  Asti 3.810 12.710 30,0 0,3
23  Modena 21.910 73.320 29,9 1,6
24  Venezia 33.480 112.480 29,8 2,5
25  La Spezia 6.210 20.870 29,8 0,5
26  Alessandria 9.440 31.880 29,6 0,7
27  Ferrara 9.450 32.170 29,4 0,7
28  Imperia 5.130 17.620 29,1 0,4
29  Arezzo 8.050 27.720 29,0 0,6
30  Reggio Emilia 13.670 47.250 28,9 1,0
31  Treviso 23.550 81.540 28,9 1,7
32  Bologna 31.630 110.780 28,6 2,3
33  Siena 8.160 28.660 28,5 0,6
34  Bergamo 28.770 101.740 28,3 2,1
35  Rimini 13.660 48.420 28,2 1,0
36  Grosseto 6.990 24.780 28,2 0,5
37  L’Aquila 7.380 26.990 27,3 0,5
38  Trento 23.420 85.990 27,2 1,7
39  Padova 24.150 89.730 26,9 1,8
40  Monza-Brianza 17.050 63.890 26,7 1,3
41  Viterbo 5.490 21.050 26,1 0,4
42  Pistoia 5.180 19.930 26,0 0,4
43  Macerata 7.530 29.240 25,8 0,6
44  Perugia 14.030 54.660 25,7 1,0
45  Savona 6.320 24.690 25,6 0,5
46  Trieste 5.390 21.820 24,7 0,4
47  Novara 7.440 30.180 24,7 0,5
48  Genova 18.210 73.870 24,7 1,3
49  Ancona 10.340 42.010 24,6 0,8
50  Vicenza 18.250 75.610 24,1 1,3
51  Terni 3.630 15.320 23,7 0,3
52  Lecco 5.680 24.020 23,6 0,4
53  Udine 11.720 49.580 23,6 0,9
54  Como 11.500 49.010 23,5 0,8
55  Foggia 15.950 69.560 22,9 1,2
56  Fermo 3.000 13.130 22,8 0,2
57  Pisa 8.260 36.220 22,8 0,6
58  Aosta 4.820 21.170 22,8 0,4
59  Pesaro-Urbino 7.200 31.920 22,6 0,5
60  Sondrio 4.730 20.990 22,5 0,3
61  Massa 3.320 15.060 22,0 0,2
62  Vercelli 2.550 11.790 21,6 0,2
63  Rieti 1.890 8.870 21,3 0,1
64  Roma 96.660 461.730 20,9 7,1
65  Torino 34.840 167.520 20,8 2,6
66  Teramo 6.950 33.670 20,6 0,5
67  Varese 12.730 62.020 20,5 0,9
68  Livorno 7.190 35.090 20,5 0,5
69  Lucca 8.180 40.200 20,3 0,6
70  Ascoli Piceno 3.950 19.570 20,2 0,3
71  Verbano-Cusio-Ossola 2.570 12.950 19,8 0,2
72  Belluno 4.760 24.050 19,8 0,4
73  Salerno 22.090 116.510 19,0 1,6
74  Campobasso 2.900 16.300 17,8 0,2
75  Siracusa 6.880 39.860 17,3 0,5
76  Crotone 2.310 13.490 17,1 0,2
77  Cosenza 9.960 62.480 15,9 0,7
78  Isernia 910 5.850 15,6 0,1
79  Pescara 4.310 27.860 15,5 0,3
80  Catanzaro 4.260 27.920 15,3 0,3
81  Trapani 5.150 33.960 15,2 0,4
82  Caserta 11.910 78.660 15,1 0,9
83  Vibo Valentia 2.280 15.320 14,9 0,2
84  Chieti 5.260 35.370 14,9 0,4
85  Potenza 3.440 23.360 14,7 0,3
86  Frosinone 4.760 32.720 14,5 0,4
87  Reggio Calabria 5.120 35.440 14,4 0,4
88  Biella 1.480 10.400 14,2 0,1
89  Benevento 2.670 19.070 14,0 0,2
90  Taranto 6.380 49.870 12,8 0,5
91  Bari 20.190 163.800 12,3 1,5
92  Caltanissetta 2.460 19.960 12,3 0,2
93  Napoli 30.980 255.520 12,1 2,3
94  Agrigento 3.370 29.080 11,6 0,2
95  Messina 5.480 47.470 11,5 0,4
96  Avellino 3.200 28.450 11,2 0,2
97  Sassari 6.900 65.470 10,5 0,5
98  Lecce 7.890 76.270 10,3 0,6
99  Brindisi 3.300 36.730 9,0 0,2
100  Catania 7.630 87.630 8,7 0,6
101  Enna 680 8.100 8,4 0,1
102  Nuoro 1.210 16.200 7,5 0,1
103  Cagliari 4.910 68.350 7,2 0,4
104  Palermo 5.630 84.250 6,7 0,4
105  Oristano 670 10.350 6,5 0,0
  Italia 1.358.890 5.807.270 23,4 100,0

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati

Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior

 

 

Nota

Il sistema Excelsior ha dati disponibili per 105 province italiane. In particolare, rispetto alle 107 province attuali il sistema Excelsior ne considera 105 in quanto tiene in considerazione le 4 vecchie province sarde (anziché le 5 attuali) e le 5 vecchie province pugliesi (anziché le 6 attuali).

I dati forniti dal Sistema Informativo Excelsior sono approssimati alle decine e quindi la somma delle singole province può divergere di qualche decina dal dato nazionale. Allo stesso modo la somma delle province di ogni regione può risultare differente di qualche decina dal dato regionale, così come le analisi settoriali.

[1] Banca dati del Sistema Informativo Excelsior (Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali) monitoraggio annuale dei fabbisogni dei lavoratori stranieri espressi dalle imprese.

[2] Non esistono banche dati in grado di evidenziare con precisione il numero di stranieri presenti in Italia come lavoratori dipendenti. In questa elaborazione della Fondazione Leone Moressa su dati INPS, i cittadini extracomunitari risultano, ovviamente, sottodimensionati. Tra i comunitari, infatti, sono presenti, in particolare, i rumeni che sono la comunità straniera più numerosa nel nostro Paese,  costituita da poco più di un milione di persone.

 

 

 

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