(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Sabato 21 febbraio alle 12.25 su Rai 3 “Il Settimanale della Tgr”, il rotocalco curato da Massimo Mazzalai torna con una puntata che parte da Messina, dove si sono sfidati oltre cinquecento giocatori arrivati da tutto il mondo per i campionati mondiali di calcio balilla.
Fabio Butera ha incontrato alcuni dei campioni, tra allenamenti meticolosi e partite decise in pochi secondi.
Si andrà poi sulle montagne umbre dove c’è un borgo ormai quasi disabitato.
Tra case di pietra e strade silenziose ha preso vita però un progetto che prova a riportare vita dove sembrava rimasto solo il ricordo.
Monica Tasciotti racconta la scelta di una famiglia che ha deciso di restare e investire, trasformando l’abbandono in possibilità.
In Toscana, invece di buttare, si ripara.
I “Restart party” riuniscono volontari e cittadini attorno a tavoli pieni di piccoli elettrodomestici, computer, oggetti dimenticati, non solo per aggiustare, ma imparare a farlo insieme.
Silvia Ferretti ha seguito uno di questi incontri, dove competenze e pazienza valgono più del prezzo di un ricambio.
Mariana Rodriguez è tra i volti del film dei record di Checco Zalone, “Buen camino”: nell’intervista a Massimiliano Chiavarone ripercorre le tappe della sua carriera e parla del Venezuela, il suo Paese d’origine, attraversato da una crisi profonda che continua a sentire vicina.
Una visita poi a Sacile, in Friuli Venezia Giulia dove il pianoforte è una tradizione che si rinnova ogni giorno.
Nella fabbrica visitata da Natascia Gargano, nascono strumenti costruiti a mano, scelti da concertisti di fama internazionale: un lavoro fatto di legno, precisione e ascolto.
Dal Friuli all’Alto Adige dove gli pneumatici a fine vita diventano una risorsa: Valentina Leone racconta come dalle gomme usate si ricavino materiali per l’edilizia, lo sport, l’arredo urbano: un ciclo che riduce gli scarti e apre nuove filiere produttive.
Infine, la storia di Ahmed, giovane artista cresciuto in periferia.
Dall’Egitto a Parigi, fino a Milano, ha lavorato per tre anni a “Mon New Lisa”, una reinterpretazione della Monna Lisa realizzata senza aver mai visto l’originale dal vivo.
Un’opera nata da studio, ostinazione e immaginazione.
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