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CONSIGLIO DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO: «LAVORI CONSIGLIO: TELEFONI CELLULARI A SCUOLA, FONDI UE PER L’AGRICOLTURA, REGISTRO ANAGRAFICO»

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16.54 - giovedì 5 febbraio 2026

Un voto di SVP/Fratelli d’Italia/La Civica, due voti della SVP. La sessione di lavori di febbraio è terminata: domani non ci saranno sedute.

Inaugurando il tempo della maggioranza, Harald Stauder (SVP) ha proposto oggi in Consiglio provinciale la mozione n. 252/25: Telefoni cellulari a scuola (presentata dai conss. Stauder, Scarafoni e Gennaccaro il 04/04/2025), cofirmato da SVP, Fratelli d’Italia e La Civica, trasformato con EMENDAMENTO in voto.

Ricordando che molti Governi in Europa, compreso quello di Roma, hanno approvato diverse iniziative in relazione all’uso dei cellulari a scuola, e ricordando il divieto introdotto in Australia, Stauder ha chiarito che si era cercato nella proposta di fare tesoro di esperienze fatte in altri Paesi.

Egli ha quindi proposto di sollecitare il Parlamento e il Governo 1. ad adoperarsi in favore di limitazioni o norme più restrittive, fino ad arrivare a un possibile divieto di accesso ai social media per determinate fasce d’età; 2. a perseguire a livello di UE l’obiettivo di restrizioni comuni per l’utilizzo delle piattaforme di social media.

Il dibattito sull’uso dei cellulari nelle scuole, così le premesse della mozione, è internazionale: alcuni Paesi lo hanno già vietato del tutto mentre altri stanno ancora valutando.

La tendenza attuale è tuttavia quella del divieto.

In Francia, dal 2018 nelle scuole pubbliche tutte le alunne e gli alunni dai tre ai 15 anni non possono utilizzare il cellulare.

In Italia, il divieto introdotto nel 2022 è stato inasprito, nelle scuole elementari e medie i telefoni cellulari devono essere consegnati all’inizio delle lezioni, e gli studi scientifici confermano i benefici che comporta un tale divieto.

Angelo Gennaccaro (La Civica), cofirmatario, ha ricordato il divieto fino ai 15 anni introdotto in Australia e l’intento della Spagna di introdurne uno fino ai 16 anni.

Ha invitato ad avere coraggio, e sostenuto che il voto propone una riflessione, al fine di far tornare i bambini a essere bambini e gli adulti a essere adulti, perché la generazione Z non passa più l’infanzia nei cortili, ma sui cellulari, anzi: sui social network.

Questo è inconcepibile e non si sa quali saranno le conseguenze.

Qualcosa si sta muovendo anche in Italia; non ci si può piegare a grandi colossi internazionali che si inseriscono anche in Italia, pagando le tasse in altri Paesi, non lasciando altro se non un grande disagio sociale.

Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha detto che la generazione dei suoi genitori si poneva preoccupazioni sui bambini che stavano sui libri invece che nei campi, la generazione successiva si poneva il problema della televisione, ora si parla dei ragazzi che passano il tempo sui media: è uno sviluppo di questo tempo.

ha ipotizzato che, in realtá, la proposta mirasse alla protezione non dei giovani, ma del sistema attuale, solo perché i giovani usano i contenuti di altre fonti, non quelle dei partiti promotori.

Misure di prevenzione del mobbing vanno approfondite, ma non certo dicendo ai giovani che non possono utilizzare i social media: sono gli esperti di sinistra a deciderlo?

Le proposte di destra, tipo un ballo folkloristico, non vanno bene, ma una discussione femminista invece va bene?

Non si ottengono cittadini responsabili introducendo divieti.

Anna Scarafoni (Fratelli d’Italia), cofirmataria, ha detto che l’argomento non ha nulla a che fare con i contenuti, ma con il fatto che si sta scivolando verso un assoluto utilizzo del digitale rispetto a qualsiasi altra forma di comunicazione e apprendimento.

È molto importante mantenere un equilibrio relativamente all’utilizzo dei mezzi digitali, che creano una sorta di isolamento rispetto alla società.

La proposta cerca di mantenere una finestra alternativa ai mezzi digitali: lettura e scrittura cartacea offrono un apprendimento più profondo rispetto a quello superficiale delle letture digitali, mettendo in movimento determinati circuiti cerebrali e permettendo di approfondire la possibilità di apprendimento.

Zeno Oberkofler (Gruppo verde) ha detto di essere raramente d’accordo con Scarafoni, ma in quest’occasione lo era.

Non si tratta di impedire la diffusione di contenuti, perché sarebbero le piattaforme a dover garantire determinati standard, e una formazione digitale è assolutamente importante, ma nel frattempo bisogna considerare che iPad vengono messi in mano di bambini di due anni, con gravi ripercussioni sullo sviluppo.

È giusto dire che se i bambini passano il tempo sui dispositivi non va bene.

I social media sono importanti per tante persone, come coloro che appartengono alla comunità queer ma vivono in periferia, e dai giovani si può imparare in merito, ma bisogna tenere conto dei pericoli per lo sviluppo di bambini e adolescenti, che vanno presi sul serio.

Jürgen Wirth Anderlan (JWA) si è domandato perché servisse un voto e non bastasse una mozione, e ha ipotizzato che se i proponenti avessero successo sui social non avrebbero presentato questo voto, che ha definito “ridicolo”.

Hannes Rabensteiner (Süd-Tiroler Freiheit) ha riferito che la propria figlia aveva partecipato a un progetto di rinuncia allo smartphone per un mese prima di Natale: un’esperienza positiva.

Gli stessi giovani sono consapevoli del beneficio di questa esperienza, che favorisce maggiore comunicazione e fa evitare perdite di tempo; tuttavia, difficile è vietare i social quando gli stessi genitori utilizzano lo smartphone in continuazione, e lo danno in mano anche ai bambini piccoli.

Bisogna anche avere più fiducia nei bambini, ma è fondamentale che le scuole facciano sensibilizzazione e formazione digitale, senza divieti, che i giovani saprebbero in qualche modo eludere.

Sandro Repetto (Partito Democratico) ha evidenziato che la dipendenza da contenuti digitali si afferma spesso giá dalla scuola dell’infanzia, e che per molti genitori o nonni lo smartphone è spesso uno strumento di respiro in assenza di servizi di cura adeguati:si tratta quindi di un problema di welfare, servono politiche di cura della prima infanzia accessibili e sostenibili, con la copertura dei 40% dei posti nido necessari, investendo in questo settore.

Una dipendenza precoce può influire l’empatia e le competenze relazionali, pertanto restrizioni ed educazione all’uso vanno bene, ma solo se accompagnate da un sistema di welfare di qualità.

Alex Ploner (Team K) ha condiviso l’opinione di Rabensteiner sulla capacità dei giovani di eludere i divieti, aggiungendo che con i divieti non si andrà molto lontano.

La stessa UNICEF non è favorevole ai divieti, ma lo è al dibattito avviato a livello mondiale.

La priorità dev’essere sostenere la salute mentale dei giovani; bisogna inoltre concentrarsi sulle famiglie, che in Danimarca vengono accompagnate: la scelta è lasciata ai genitori, sono questi che vanno sensibilizzati, rendendoli consapevoli della responsabilità che hanno.

Il consigliere ha quindi annunciato astensione, e invitato a promuovere in Europa il rafforzamento delle competenze digitali dei cittadini.

Questo mercato non va lasciato solo a Cina e USA.

Renate Holzeisen (Vita) ha chiarito che bisogna favorire la sensibilizzazione e formazione dei genitori, che devono sapere cosa significa avere a che fare con i social media.

Questo, prima di pronunciarsi contro certi divieti.

La stupisce vedere certi bambini piccolissimi con in mano un tablet o uno smartphone, nei ristoranti.

I genitori hanno una grandissima responsabilità, con i propri figli piccoli il cui cervello è in un’importante fase di crescita.

ha annunciato astensione perché vede la problematica, ma ritiene che un divieto non sarebbe sensato, e ammesso di passare tanto tempo lei stessa utilizzando lo smartphone: bisogna insegnare ai figli come gestire ciò che può dare dipendenza, l’alcol come i social media.

Dai banchi dei consiglieri, l’ass. Hubert Messner, facendo riferimento alla propria esperienza da pediatra, ha detto che i social media di per sé non sono nocivi: questo dipende dai tempi di utilizzo, dai contenuti e dalla competenza digitale, ma anche dall’assistenza da parte dei genitori, che spesso non si sentono responsabili.

Ha quindi fatto riferimento alle conseguenze sul fisico dell’uso eccessivo di smartphone, da sedentarietà e sovrappeso a problemi di postura, malattie croniche e forti reazioni allo stress.

A questo si aggiunge il problema del cyberbullismo, la scarsa autostima a causa del confronto con gli altri, le difficoltà di concentrazione, l’isolamento sociale.

Corretto è affrontare l’argomento e sostenere la mozione.

L’ass. Philipp Achammer ha fatto riferimento agli ostacoli alla comunicazione faccia a faccia che nasce dal diffuso utilizzo di tablet e smartphone, e al risultato di esperimenti di rinuncia allo smartphone e i relativi commenti in merito dei giovani, alcuni dei quali avevano scoperto nuove esperienze: bisogna essere responsabili nell’utilizzo di certi dispositivi, evitando le esagerazioni.

Giusto è richiamare la responsabilità dei genitori, ma in certi casi essi sono assenti.

L’assessore ha anche citato un caso a lui conosciuto di adescamento di minore tramite i social: questo è pericoloso, soprattutto se a casa non ci sono genitori attenti.

Ha quindi riferito dell’iniziativa “patentino per lo smartphone”, che prevede anche un modulo per genitori; in Italia sono le scuole a poter regolamentare la questione, e molte hanno espresso un divieto, pur lasciando i dispositivi a scopo didattico, come prevede il Patentino.

Importante è anche la formazione sulle fake news.

Bisogna responsabilizzare, perché vietando qualcosa lo si rende più attraente, e intervenire a tutela delle persone vulnerabili e laddove ci sono abusi.

Bisogna anche far capire che si è responsabili di tutto quanto si scrive online.

La mozione va nella direzione giusta.

Harald Stauder ha ringraziato l’assessore per la condivisione e i consiglieri intervenuti, riferendosi ai singoli interventi.

A Wirth Anderlan ha detto che non si stava parlando di likes, e chiesto di restare sul tema oggettivo.

bisogna indirizzare lo sviluppo: qualche imitazione è necessaria, i divieti devono essere sempre l’ultima spiaggia.

Importante è che gli adulti diano il buon esempio, ma in nessun modo vengono messi alla gogna i giovani: li si vuole solo tutelare dagli effetti negativi.

Il voto è stato approvato con 23 sì, 3 no e 7 astensioni.

Con il voto n. 45/25: Meno soldi, meno agricoltura (presentato dai conss. Locher, Deeg, Schuler, Stauder e Noggler il 16/12/2025); Franz Locher (SVP) ha quindi proposto di sollecitare il Parlamento e il Governo a impegnarsi affinché, in fase di stesura del bilancio UE 2028-2034, le zone rurali e soprattutto quelle montane beneficiassero dei migliori finanziamenti possibili, in linea con le esigenze attuali e future, così da poter continuare a lavorare in modo innovativo e sostenibile e contribuire in modo decisivo all’approvvigionamento alimentare della popolazione.

Il consigliere ha spiegato nelle premesse che da decenni la quota destinata all’agricoltura rappresenta una delle voci più consistenti del bilancio europeo: grazie alla politica agricola comune (PAC), grazie alla quale agli agricoltori viene garantito un reddito di base, vengono rafforzate le aree rurali e, negli ultimi anni, viene promosso un numero sempre maggiore di misure a tutela dell’ambiente e del clima.

Negli anni ’70, la quota del bilancio agricolo ha superato il 70% dell’intero bilancio europeo, negli anni ’90 è stata ridotta a circa il 50%, mentre negli anni Duemila si è scesi sotto questa percentuale, puntando sui due pilastri dei pagamenti diretti e delle misure di regolazione del mercato da un lato, e dello sviluppo rurale e l’incentivazione di progetti di salvaguardia dell’ambiente e del clima dall’altro; attualmente i fondi assegnati all’agricoltura rappresentano ormai solo il 31% dell’intero bilancio dell’UE, ed è prevista una riduzione dei finanziamenti diretti, previsti a ettaro, nonché un nuovo metodo di distribuzione.

Questo, sommato ai più alti costi di produzione e ai maggiori oneri connessi alle difficoltà delle zone montane, comporterà una riduzione o, nel peggiore dei casi, l’abbandono della gestione di molti masi, anche perché molti agricoltori sono stanchi e l’entusiasmo è andato perso.

L’evoluzione del bilancio agricolo europeo, soprattutto con riferimento al nuovo periodo di finanziamento 2028 – 2034, richiede un rapido intervento anche da parte delle amministrazioni locali.

Josef Noggler (SVP), cofirmatario, ha ringraziato Locher per l’iniziativa.

Il voto non cambierà il mondo o il finanziamento della PAC, ma, affidando un incarico preciso a Parlamento e Governo, rappresenta un grido di aiuto dell’agricoltura altoatesina strutturata in piccole aziende.

Il secondo pilastro della politica agricola ora verrà riformato, per questo c’è grande timore per i finanziamenti delle piccole aziende montane.

la riduzione dei finanziamenti diretti è rischiosa per l’agricoltura di montagna.

Bernhard Zimmerhofer (Süd-Tiroler Freiheit) ha detto che la UE guarda più che altro alle grandi aziende agricole.

Ha aggiunto che la popolazione altoatesina aumenta di anno in anno, per l’arrivo di migranti, e questo richiede sempre più alimenti, ma sulle superfici agricole si costruisce: se lo vedessero gli agricoltori del passato, inorridirebbero.

cosa succede se domani ci sarà una crisi?

Basta guardare cos’è successo a seguito della guerra in Ucraina, dai cui cereali molti Paesi dipendevano.

Jürgen Wirth Anderlan (JWA Wirth Anderlan) ha criticato che i colleghi della SVP, che oggi lanciavano grida di allarme, ieri avessero respinto la sua mozione con cui chiedeva di tutelare le aziende di piccole dimensioni.

Si trattava quindi di una proposta ipocrita.

I problemi dell’agricoltura sono in primis la concorrenza sleale, mentre queste richieste distruggono le piccole aziende agricole, perché nessun agricoltore vuole dipendere dalle sovvenzioni europee.

Madeleine Rohrer (Gruppo verde) ha detto che anche i Verdi sono preoccupati dalla nuova PAC, e quindi avrebbero sostenuto il voto.

La nuova PAC mette sottosopra il principio della politica agricola comune, perché Bruxelles dà solo le linee guida e ogni Paese può fare il proprio programma.

Ci sono inoltre meno risorse.

Tutto questo porta a difficoltà di pianificazione e ingiustizie: chi ne pagherà maggiormente le spese sono le zone rurali e quelle montane.

Paul Köllensperger (Team K), dubitando dell’efficacia di un voto, ha chiarito che la PAC è la voce principale del bilancio europeo, i cui mezzi vengono messi a disposizione in maniera poco efficiente, e vanno a finire soprattutto nelle grandi aziende, tanto che gli investitori hanno acquistato grandi appezzamenti nell’est Europa, con l’obiettivo di ottenere fondi europei.

Con l’eventuale entrata dell’Ucraina in Europa questo sarebbe un problema per la distribuzione dei mezzi.

Andreas Leiter Reber (Freie Fraktion) ha detto che il tema era complesso, e ha per questo proposto un’audizione nella commissione legislativa competente.

Con il voto non si raggiunge effettivamente qualcosa, va detto onestamente.

In Italia ci sono più di un milione di aziende agricole, di questo i parlamentari sono consapevoli quando si tratta di agricoltura.

Il bilancio UE è già esistente; Leiter Reber si è augurato che in Alto Adige i fondi UE siano distribuiti a favore delle zone montane.

Hannes Rabensteiner (Süd-Tiroler Freiheit) ha chiarito che molti agricoltori non ricevono sussidi, e devono cercarsi un secondo lavoro per mantenere il maso.

Tuttavia, un problema é anche la burocrazia, i relativi oneri, i regolamenti, gli obblighi di certificati.

Si tratta di difficoltà in particolare per gli agricoltori anziani, e molti si chiedono se il gioco vale la candela.

Il problema è che a livello europeo decidono i politici di sinistra e verdi, lontani dalla realtà.

L’ass. Luis Walcher ha chiarito che fare mentre fare agricoltura richiede tanto lavoro, i soldi arrivano dal commercio.

Negli ultimi anni, da 12 milioni si è passati a 9 milioni di aziende agricole a livello europeo, e nel prossimo decennio si teme un ulteriore calo a 6 milioni.

In quanto alla politica europea, si punta alla sicurezza delle frontiere e ci si dimentica dell’importanza della sicurezza alimentare, anche per garantire la relativa autonomia.

Attualmente ci sono negoziati in corso, dopo che Von der Leyen in estate ha presentato il bilancio europeo.

Ci sono state due modifiche, ma l’entità del bilancio non è ancora chiara, non sapendo quanto metteranno i 27 Stati membri.

Un voto ha senso perché rappresenta anche la base per i colloqui, considerato che Bruxelles si confronterà con gli Stati, e non piú con le Regioni: permette quindi di evidenziare le peculiarità dell’Alto Adige; ci si confronterá in merito col Ministro.

Va detto che oltre alla PAC, anche la politica provinciale negli ultimi 50 anni ha fatto molto per tutelare l’agricoltura locale.

Grazie all’autonomia c’è una chance di ottenere migliori finanziamenti; vanno assolutamente sostenuti gli agricoltori di montagna, e a questo scopo si è augurato ulteriori fondi con l’assestamento di bilancio.

ha ammesso che digitalizzazione e oneri burocratici sono un problema per lo più per le persone anziane.

Franz Locher ha ringraziato per gli interventi ed evidenziato che oggi la disponibilità alimentare sugli scaffali viene presa come qualcosa di ovvio.

In quanto alla proposta sul Mercosur di ieri, va detto che l’impatto della provincia è ridottissimo, mentre relativamente al voto in esame si ha la possibilità di incidere.

La questione dell’Ucraina effettivamente preoccupa, della vendita di superfici agricole beneficeranno i grandi.

Ha quindi evidenziato le differenze tra un agricoltore di montagna e un frutticoltore in valle.

Messo in votazione, il voto è stato approvato all’unanimitá (35 sì).

Ha quindi preso la parola Waltraud Deeg (SVP), per presentare il voto n. 48/26: Gestione differenziata delle iscrizioni nel registro anagrafico (presentato dai conss. Deeg, Noggler e Locher il 19/01/2026), con il quale chiedeva di invitare il Governo e, per eventuali misure legislative, il Parlamento nonché i/le parlamentari della provincia 1) a elaborare soluzioni che consentano ai Comuni di regolamentare più chiaramente l’iscrizione delle persone all’anagrafe, per meglio prevenire eventuali abusi; 2) a elaborare soluzioni che consentano ai Comuni di rifiutare legittimamente le iscrizioni richieste solo in base alla dichiarazione di consenso del proprietario dell’abitazione e del richiedente.

In alcuni comuni, ha spiegato Deeg, si sono verificati abusi nelle registrazioni delle residenze, che sono più di un dato anagrafico, consentendo anche l’accesso a tutta una serie di servizi, che dipendono da finanziamenti comunali.

Sono sempre più numerosi i casi in cui delle persone effettuano l’iscrizione anagrafica in un’abitazione per un breve periodo di tempo senza che vi sia un vero e proprio rapporto di locazione o una condizione abitativa permanente: l’inquilino, cioè, accoglie più persone per un breve periodo, per consentir loro di accedere – attraverso l’iscrizione nel registro anagrafico – a prestazioni statali, relativamente soprattutto ai permessi di soggiorno e alle prestazioni sociali dello Stato e della Provincia autonoma di Bolzano; all’ufficio anagrafe viene presentata solo una dichiarazione di consenso firmata dall’inquilino principale e dal proprietario dell’abitazione, e poco tempo dopo avviene la disdetta seguita dal cambio di residenza.

Questo porta a problemi organizzativi, sociali e talvolta anche di sicurezza, causando inoltre un notevole onere amministrativo aggiuntivo per gli uffici anagrafe e tributi dei Comuni, e compromettendo la pianificazione comunale.

La consigliera ha quindi ritirato il punto 2, che le era stato segnalato come problematico.

Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha invitato a differenziare tra residenza e domicilio.

nel secondo caso, la situazione in molti comuni è poco chiara.

Per quanto riguarda invece la residenza, Deeg ha ragione, e questo dipende anche dai contratti di lavoro e dai permessi di soggiorno: nel suo paese ci sono piccoli appartamenti dove abitano 6-7 persone provenienti dal Pakistan, che vengono per lavorare – questi casi vanno verificati meglio.

I Comuni tuttavia difficilmente possono opporsi; tutto questo è reso possibile dalla regolamentazione dei permessi di soggiorno: bisognerebbe cambiare tutto il sistema.

Sandro Repetto (Partito Democratico) ha chiarito che il voto senza punto 2 era maggiormente accettabile.

La residenza è requisito fondamentale, collegata al lavoro, per avere visibilità, diritti e agevolazioni, tra cui la tessera sanitaria.

Le procedure sono abbastanza semplici, il problema fondamentale è se c’è un abuso: per individuarlo servono dei controlli.

Il tutto ha effetti anche su ISEE e tassa dei rifiuti.

Nelle case IPES, gli ospiti di un appartamento sono legati ai metri quadri disponibili questo è uno degli elementi che si dovrebbe considerare.

Myriam Atz (Süd-Tiroler Freiheit) si è detta a favore del punto 1, e ha fatto riferimento al sovraffollamento di certi appartamenti.

Ha ricordato il caso recente di uno straniero deceduto in una cantina: casi che non devono più succedere; a questo scopo servono più controlli.

Ospitare delle persone deve essere possibile, per esempio per brevi periodi in attesa di ricevere un alloggio IPES e tornare a una vita regolare; questo si dovrebbe fare con l’istituto del domicilio, e non dovrebbe impattare sul valore ISEE, se si sta aiutando qualcun altro.

Servono soluzioni transitorie.

Zeno Oberkofler (Gruppo verde) ha detto che quando 7 persone vivono in uno scantinato perché manca spazio abitativo, il problema non è l’iscrizione all’anagrafe, ma il fatto che queste persone non trovino casa.

Ci vuole una soluzione a questo problema abitativo.

Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha fatto riferimento all’abuso delle agevolazioni legate alla residenza, fenomeno che esiste non solo in Alto Adige.

Ha ricordato la super IMI sulle seconde case introdotta a livello provinciale, e aggiunto che si vogliono prevedere maggiori controlli nelle situazioni che non sono chiare; a questo scopo, lui e Mayr si sono confrontati con il Ministro Piantedosi.

Perché i Comuni possano fare i controlli c’è bisogno di questo voto;.

del tema si sta occupando anche la onferenza Stato-Regioni, il problema è sentito sia dai presidenti di sinistra che da quelli di destra, soprattutto nelle zone ad alta densità turistica: tutti si chiede a Roma di facilitare i controlli.

Waltraud Deeg ha ringraziato per il dibattito e sottolineato l’esigenza di certezza del diritto per i Comuni e di trattamento equo per tutte le persone, comprese quelle che lavorano e pagano le tasse qui e devono avere diritto a spazio abitativo.

Si è augurata che si trovasse una buona soluzione.

Messo in votazione senza il punto 2 (stralciato dalla proponente), il voto è stato approvato con 30 sì e 3 astensioni.

Essendo terminati i punti da trattare all’ordine del giorno, il presidente Arnold Schuler ha dichiarato conclusa la seduta e, con essa, la sessione di lavori di febbraio.

Il Consiglio provinciale torna a riunirsi dal prossimo 10 marzo.

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