(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il senatore di Fratelli d’Italia Giulio Terzi ha espresso in aula un voto estremamente convinto per la legge di riconoscimento dell’intesa fra lo Stato e l’Unione induista italiana.
Grazie a tale modifica, si aggiungerà un paragrafo significativo all’art. 7 della legge n. 246 del 31 dicembre 2012, che riguarda il riconoscimento dei titoli di studio – naturalmente a richiesta degli interessati – in relazione a corsi di formazione che sono riconosciuti dall’Unione induista.
Si consente così alla comunità induista nazionale residente in Italia di elevarsi in una capacità di spiritualità, di ricerca, di manifestazione della propria vita di studio, di conoscenza e anche di identità del proprio essere.
Il paragrafo che viene aggiunto prevede norme precise che danno un riconoscimento da parte dello Stato a quelle scuole e a quei centri che formeranno gli studiosi.
Il valore di questa identità, nel contesto storico attuale, vede un rapporto fra Italia, Europa e mondo induista sempre più intenso e positivo. In Italia, abbiamo 150mila residenti di nazionalità indiana, per la maggior parte di fede induista.
Si tratta di una comunità che partecipa alla vita del Paese, che è molto stimata, che contribuisce ammirevolmente alla crescita della nostra società. Terzi ha fatto riferimento anche al proprio territorio, a una comunità ispirata dall’induismo come Hare Krishna, particolarmente attiva nella bergamasca.
Il ragionamento dell’identità che avvicina la cultura italiana all’India da sempre è basato su tre elementi fondanti dell’induismo: la ricerca della verità – motto della Repubblica indiana; il ripudio della violenza – principio le cui radici affondano nelle antiche scritture indiane, al centro dell’azione di Gandhi; il ritenere la società umana come un’unica famiglia.
Su quest’ultimo punto, il senatore ha ricordato le parole pronunciate da Papa Giovanni Paolo II dinanzi l’assemblea delle Nazioni Unite: sia l’ONU “una famiglia di nazioni”.
Quando si parla delle contiguità culturali identitarie che esistono fra una Nazione come l’Italia e una Nazione come l’India, emergono tanti dei motivi che fanno comprendere come si sia avviata questa straordinaria dinamica nelle relazioni bilaterali.
Una vera svolta che si è accentuata ancor di più all’inizio di questa legislatura con la marcata elevazione dei rapporti di partenariato strategico tra Roma e Nuova Delhi.
Ciò ha influito positivamente anche nei rapporti tra UE e India, non a caso ieri la presidente della Commissione Ue Von der Leyen ha firmato con il primo ministro Modi il tanto atteso accordo di libero scambio, che ha giustamente definito essere la madre di tutti gli accordi.
È quindi un momento di grande soddisfazione non soltanto per le aspettative e per il nostro Paese, ma anche per l’affermazione di quella lungimirante visione di politica estera del Governo Meloni che da sempre pone nell’Indo-Pacifico e nel Mediterraneo un asse portante degli equilibri globali.
