(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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QUESTA SERA SU ITALIA 1 A
“LE IENE”:
ESCLUSIVO: DAVIDE BARZAN A PROCESSO PER TRUFFA
IL CRIMINALISTA PIÙ FAMOSO D’ITALIA
DAL BANCO DELLA DIFESA A QUELLO DEGLI IMPUTATI
SUL DECRETO DI CITAZIONE A GIUDIZIO SI LEGGE:
“IL BARZAN, CON PIÙ AZIONI ESECUTIVE DEL MEDESIMO DISEGNO CRIMINOSO CON ARTIFICI E RAGGIRI, INDUCEVA IN ERRORE LE PERSONE OFFESE, COSÌ CONSEGUENDO L’INGIUSTO PROFITTO PARI ALLA SOMMA DI 53.823 EURO, CON L’AGGRAVANTE DI AVER CAGIONATO ALLE PERSONE UN DANNO PATRIMONIALE DI RILEVANTE GRAVITÀ.
Dopo anni trascorsi nelle aule dei tribunali in qualità di consulente della difesa, Davide Barzan, noto criminalista italiano, è ora chiamato a comparire davanti al giudice in qualità di imputato. Nei prossimi giorni dovrà infatti rispondere dell’accusa di truffa aggravata.
Il servizio de “Le Iene”, di Marco Occhipinti e Gaston Zama, andrà in onda stasera, in prima serata, su Italia 1.
Sul decreto di citazione a giudizio si legge: “il Barzan, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso con artifici e raggiri, induceva in errore le persone offese, così conseguendo l’ingiusto profitto pari alla somma di 53.823 euro, con l’aggravante di aver cagionato alle persone un danno patrimoniale di rilevante gravità”. Una cifra importante, che secondo chi lo accusa sarebbe persino sottostimata. E soprattutto, non sarebbe la prima volta. Perché Davide Barzan, come emerge dagli atti, è pregiudicato. In passato è già stato condannato per truffa: sei mesi di reclusione con pena sospesa e non menzione.
Negli ultimi mesi sono diverse le persone che hanno raccontato alle telecamere della trasmissione di aver perso soldi affidandosi a quello che consideravano il criminalista più famoso d’Italia. Alcuni attendono, ancora oggi, di capire se le loro denunce avranno seguito in tribunale. Molti di loro, raccontano, con Barzan pensavano di aver trovato non solo un professionista, ma un amico.
È la storia di uno di questi rapporti a finire ora al centro del processo che si celebrerà al Tribunale di Rimini, dove Barzan non sarà solo: tra gli imputati figura anche Francesco Barzan, suo padre.
Un ribaltamento totale dei ruoli: da pilastro della difesa in casi di omicidio a imputato per truffa aggravata.
La vicenda, già raccontata dagli autori mesi fa, partiva dalla testimonianza di una persona che aveva chiesto di rimanere anonima. Una famiglia di piccoli imprenditori, già duramente colpita dalla pandemia, che raccontava di aver vissuto quella che hanno definito una vera e propria “Barzan Experience”.
Secondo il loro racconto, in un momento di grave difficoltà economica si sarebbero rivolti a una società di finanziamenti che, a loro dire, sarebbe stata creata proprio da Davide Barzan. All’inizio nulla di apparentemente anomalo: un prestito come tanti. Ma qualcosa non tornava. L’accordo prevedeva, ad esempio, che per un finanziamento di 500 mila euro a cinque anni, le prime due rate dovessero essere anticipate alla stipula del contratto come cauzione. In questo caso, 12.000 euro subito versati. In cambio, raccontavano, Barzan avrebbe consegnato loro un assegno da 512 mila dollari. Poi il consiglio del criminalista che avrebbe cambiato tutto: aprire una società estera per ottimizzare la tassazione. Malta, nello specifico. Notaio, commercialista, tutto sembrava già pronto. L’assegno, secondo il piano, doveva essere versato direttamente su un conto maltese. Peccato che in Italia nessuna banca accettasse quell’assegno. Una, due, tre banche: niente da fare. L’assegno era intestato a una società estera e il conto non poteva essere aperto. A quel punto, il confronto diretto con Barzan. Le accuse di truffa. Le rassicurazioni. “Non ti preoccupare, ci penso io”. La promessa di risolvere tutto andando alle Poste di Rimini. Ma anche lì, un nuovo stop: la normativa era cambiata e quel tipo di assegno non poteva più essere versato. Nemmeno gli insulti – racconta la vittima – avrebbero scalfito Barzan, che avrebbe continuato a minimizzare, proponendo un ulteriore tentativo presso Crédit Agricole.
La domanda è inevitabile: l’assegno è mai stato incassato? La risposta, arrivata mesi dopo, è che l’assegno proverrebbe da un conto corrente chiuso. Un dettaglio che, a detta della vittima, sarebbe stato confermato informalmente anche dalla Guardia di Finanza. A quel punto, la denuncia che ha portato al decreto di citazione diretta a giudizio per Davide Barzan e suo padre Francesco. Un atto arrivato proprio nei giorni scorsi, accolto come “la notizia che aspettavamo”, ma che non cancella l’amarezza.
C’è rabbia, frustrazione, senso di colpa. Racconti di sacrifici familiari, di spese rinviate, persino della spesa saltata pur di inviare soldi a Barzan. E poi i numeri: 53.832,57 euro, che secondo la parte offesa sarebbero in realtà oltre 70.000.
Il tema non è solo il denaro. È la giustizia. Un risarcimento morale, prima ancora che economico.
Resta ora da capire cosa farà Davide Barzan. Se cercherà un accordo, come già avvenuto in un altro caso di presunta truffa, quella ai danni del parrucchiere Morris, che racconta di aver accettato 20.000 euro pur restando senza negozio. Oppure se affronterà il processo fino in fondo.
L’inizio è fissato per mercoledì 4 febbraio.
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