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LETTERE AL DIRETTORE

LUIGI SARDI * FUNIVIA BONDONE – LETTERA AL SINDACO DI TRENTO IANESELLI: «PER COME È PROGETTATA, “LÈ COME METERGHE LA CRAVATA A ’N RUGANT”»

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21.42 - martedì 13 gennaio 2026

Gentile direttore,

 

desidero approfondire il tema: Funivia Trento-Bondone.

 

Lettera al Sindaco di Trento

Mai, dal marzo del 1946 – era sindaco di Trento il socialista Gigino Battisti – quando si tornò a parlare di “interesse turistico del Bondone”, si ipotizzò di spostare la stazione di Sardagna da quel belvedere sulla città che, davvero, non ha uguali.

Quando sulla fine degli anni Venti, in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano, venne collocata la pubblicità della funivia oggi al centro di bislacche visioni, si mostrarono due grandi fotografie: una della gondola che superava l’Adige, l’altra della stazioncina di arrivo a fianco dell’albergo ristorante Bellavista, che era davvero una “Bella Vista”.

Nel marzo del 1946, segnato da emergenze di ogni tipo (la guerra che aveva devastato anche Trento era finita nei primi giorni del 1945, quando gli ultimi reparti della Wehrmacht avevano lasciato la città), si tornò a parlare, come si legge sulle pagine di Liberazione Nazionale, di “interesse turistico del Bondone come patrimonio da sfruttare in tutte le sue complesse, rare e varie capacità, collegandolo alla città con mezzo rapidissimo, costruendo un’ attrezzatura complementare a quella della città con grandi ristoranti, impianti di sciovie e strade”.

Nel dibattito che seguì – ricordiamo che la città era stata duramente bombardata, non c’era lavoro, scarseggiava il cibo, trionfava la borsa nera, gli sfollati superstiti dei bombardamenti vivevano nella Torre Vanga e negli attuali palazzi Trentini e Geremia e molti cittadini erano dispersi sui vari fronti dove il Duce li aveva spediti – intervennero Patrizio Bosetti, Ernesto Conci, Angelo Perego, l’ingegnere Renato Marchi, che aveva proposto un tracciato funiviario: doveva partire dalla località Muradei, in quell’epoca di aperta campagna, spiegando che “si potrà avere una delle più belle e ardite funivie consolidando, per Trento, la sua caratteristica di città alpina e di centro turistico fra i primi d’Italia”. Il suo fu l’unico progetto che non contemplava Sardagna perché andava diretto in cima al Palon.

Nel dibattito intervennero l’industriale Mariano Lubich e Nino Graffer, il pioniere degli impianti a fune. Scrissero: “Abbiamo chiesto l’Autonomia. Dimostriamo coi fatti questo nostro desiderio, la nostra volontà di fare e saper fare, che di parole ne sono state fatte anche troppe. La costruzione della funivia sia la dimostrazione tangibile del nostro risveglio”.

Mercoledì 14 luglio 1948, sul giornale Corriere del Trentino ecco l’articolo intitolato “Turismo in soldoni: questa la funivia Trento-Sardagna-Candriai-Vaneze”, un tantino beffardo: “Tutti parlano, pochi s’intendono, buone idee, impegno a largo raggio. Purtroppo [la funivia] ancora mancata come l’araba fenice” (uccello mitologico che simboleggia la rinascita, la resurrezione e che rappresenta la capacità di superare le avversità: termine oggi poco usato).

L’ articolo mostrava dubbi sul finanziamento ma non aveva incertezze: la stazione di Sardagna doveva essere a fianco del ristorante Bellavista, storica struttura situata in posizione strategica e panoramica sulla città di Trento. Dal 1961 lì c’è un albergo voluto dal sindaco Nilo Piccoli, ormai da anni chiuso e inutilizzato, ma di costosa manutenzione (ex hotel Panorama).

In quel 1948 la stazione di partenza attendeva la costruzione del ponte nuovo sull’Adige, perché quello di ferro, costruito al tempo dell’Austria dopo l’alluvione del 1882, ad una sola campata per evitare intralci allo scorrere del fiume, era stato distrutto nel bombardamento del 2 settembre 1943. Il citato articolo avvertiva: “questa funivia è necessaria come il pane ed i trentini che vedono bene addentro nelle cose del turismo, la seconda fonte di reddito provinciale dopo l’agricoltura, sanno che essa dovrà assolutamente sorgere”. Con la prima stazione nel punto più panoramico, cioè l’attuale.

Torniamo indietro nel tempo, al dibattito che occupava molte pagine di Liberazione Nazionale e all’intervento dell’ingegnere Renato Granello di domenica 19 maggio 1946, in cui si legge: “La funivia deve incontrare il favore del pubblico e quindi deve essere fatta bene”, ammonimento che stride con la recente costatazione di Marcello Pegoretti (giornale l’Adige del 21 dicembre 2025): “La funivia del Bondone, come progettata, lè come meterghe la cravata a ’n rugant”. E, mi perdonino i progettisti, questa immagine mi pare calzante con le proposte attuali.

Così mi permetto di rivolgermi al sindaco Franco Ianeselli, che ho votato, l’ho fatto votare e davvero stimo: cambia il progetto per evitare che nel futuro l’attuale proposta, davvero molto contestata, venga beffata dalla storia cittadina.

 

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Luigi Sardi

Trento

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