(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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« Quello che sta avvenendo in Venezuela non ha nulla a che vedere con la difesa della democrazia e dei diritti umani. È una prova di forza geopolitica degli Stati Uniti per impossessarsi delle più grandi riserve di petrolio del pianeta. Il fermo di Maduro si inserisce in una strategia chiara: rimettere il controllo del petrolio venezuelano che rappresenta il 17% delle riserve del pianeta nelle mani delle grandi compagnie fossili occidentali. Questo si chiama neocolonialismo energetico».
Ad affermarlo è Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra.
«Ci troviamo di fronte ad una transizione di potere sulle risorse fossili, fatta per garantire nuovi profitti alle oil company americane e ai loro alleati. Trump lo ha detto senza imbarazzo: saranno gli Stati Uniti a “dirigere la transizione” del Venezuela. Una frase che smaschera tutta l’ipocrisia di questa operazione.
In questo quadro c’è un nodo politico enorme che riguarda l’Italia: Eni è un’azienda a controllo statale. Non è un soggetto neutro. Risponde al governo italiano. Per questo diciamo con forza che Eni non può e non deve essere utilizzata come strumento di una nuova corsa al petrolio, con il falso alibi della lotta al narcotraffico.
Trump fa la guerra alla transizione ecologica per arricchirsi con la guerra e controllare i giacimenti di petrolio. Oggi è il Venezuela, domani la Groenlandia.» conclude.
