(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Alto Adige, la “grande caccia” al lupo è costata 50.000 euro tra sorvoli in elicottero e indennità per la task force. Una sola operazione è costata ai contribuenti più dei danni risarciti nel 2024. Enpa attiva i propri legali.
In Alto Adige, l’assessore al Turismo, Agricoltura e Foreste ha reso noti i costi per abbattere un lupo “a caso” – con l’antiscientifico pretesto di ottenere un effetto “dissuasivo” sulle predazioni: ben 50.000 euro, una cifra superiore ai presunti danni causati nel 2024 dai lupi. Per questo ENPA ha attivato i legali e procederà con un formale accesso agli atti.
“L’uccisione del lupo in Val Venosta è stata una vera e ingiusta esecuzione, ma anche un assurdo impiego di pubblico denaro che doveva essere speso per approntare i mezzi di prevenzione che tante volte Enpa ha chiesto, dalle recinzioni elettrificate ai cani da guardiania”, ha dichiarato Annamaria Procacci, dell’Enpa. “Ancora non insegna nulla – ha aggiunto – l’esperienza fallimentare e contestatissima della Svizzera, che con le uccisioni ha visto l’aumento delle nascite di lupi poiché la scienza che afferma che la dispersione dei branchi provoca piu’ attacchi agli animali domestici.”
Ben 27 voli di elicottero, costati oltre 20.000 euro, hanno scandagliato il territorio. “Con quale accanimento e per quanti giorni è stato braccato l’animale? Quella contro il lupo è una forma di persecuzione che colpisce pesantemente la natura, che non giova alle attività degli allevatori, che non giova certo ai cittadini. Una strada crudele e sbagliata: il nodo è la carenza o la mancanza delle misure di prevenzione utilizzate in modo sinergico, elemento fondamentale per la risoluzione dei conflitti tra attività umane e animali selvatici. Come rappresentante di Enpa nel Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale – ha proseguito Procacci -, ho chiesto che tutte le amministrazioni locali, a livello regionale e di province autonome, rendano conto di quanti fondi impieghino proprio ai fini della prevenzione”.
L’errore commesso in sede europea con il declassamento del lupo – che continua ad essere protetto – non ammette nessuna misura di persecuzione e non giustifica la mancanza delle misure di prevenzione perché la Direttiva Habitat ancora esiste, ed esiste l’articolo 16 della citata direttiva. “La vicenda di Bolzano, giustamente portata alla luce – ha concluso Procacci –, sia forte elemento di riflessione per il Senato per fermare il declassamento del lupo votato di recente dalla Camera nella legge di Delegazione Europea. Il lupo a tutt’oggi è particolarmente protetto secondo l’articolo 2 della legge 157 del 1992, la legge sotto durissimo attacco da parte della maggioranza di Governo”.
