(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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L’approvazione del buono scuola è una scelta politica chiara: stare dalla parte delle famiglie e della libertà educativa, superando finalmente anni di immobilismo e di contrapposizioni ideologiche.
Per il 2026 è previsto un contributo fino a 1.500 euro per studente destinato alle famiglie con ISEE inferiore a 30 mila euro, per gli iscritti alle scuole paritarie di primo grado e al primo biennio delle scuole superiori. Un intervento mirato, che non distribuisce risorse a pioggia ma sostiene chi ha davvero bisogno.
È una misura di giustizia sociale, perché il sostegno va direttamente alle famiglie e non alle strutture, riconoscendo il diritto di scegliere il percorso educativo dei propri figli senza discriminazioni. Una risposta concreta a chi per troppo tempo è stato costretto a rinunciare a una scelta educativa per ragioni esclusivamente economiche.
Ringrazio il Governo Meloni e il ministro Giuseppe Valditara per aver avuto il coraggio di affrontare un tema spesso strumentalizzato, e i parlamentari che hanno sostenuto l’emendamento. Il buono scuola smonta, nei fatti, la narrazione della cosiddetta “scuola dei ricchi” e restituisce centralità al principio del pluralismo educativo.
Questo provvedimento è anche un segnale forte per quelle scuole paritarie che operano in contesti difficili e che garantiscono ogni giorno un servizio educativo essenziale, spesso supplendo alle carenze dello Stato.
Rafforzare la libertà educativa significa contrastare un monopolio culturale che per anni ha limitato famiglie e studenti. La direzione è chiara: meno ideologia, più scelte concrete; meno parole, più sostegno reale alle famiglie. È questa la scuola che vogliamo costruire.
