(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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“In questi giorni dalla Germania è arrivato un avvertimento raggelante: Peter Leibinger, presidente della BDI – la Confindustria tedesca – ha spiegato come la prima manifattura d’Europa si trovi ad affrontare la crisi economica più impetuosa dal 1949. Vale a dire dagli anni seguenti la sconfitta nel secondo conflitto mondiale.
L’industria italiana, lo sanno anche i bambini, è legata a doppio filo a quella tedesca. E le responsabilità di Giorgia Meloni e Adolfo Urso sono gravissime: in tre anni, a parte i vari latrati contro il Green Deal, hanno portato letteralmente alla deriva il tessuto produttivo del paese.
Lo stop a Transizione 4.0, che con il governo Conte II fece letteralmente volare gli investimenti delle imprese, è stato un errore storico fatale. Ideologico e insensato.
Da lì, siamo entrati in un tunnel nero di tracollo ripetuto della produzione industriale: mentre Urso se la prendeva col regolamento Ue sulle auto green, il governo iniziava a mettere in fila solo errori, dalle politiche inefficaci sul fronte energetico all’inutile Ires premiale, dall’inservibile Transizione 5.0 a una morsa di tagli e tasse sempre più stringente per le pmi.
Un andazzo che si conferma nella inaccettabile e amorfa manovra su cui Meloni e Giorgetti si stanno avvitando. La ritenuta dell’1% sulle fatture per le imprese che non aderiscono al concordato è l’ennesima vessazione fiscale targata Meloni.
Basta. Possibile che nessuno sia in grado di far capire alla premier che rischiamo il baratro industriale? Come si fa a presentare una manovra così rabberciata, con aiuti alle imprese striminziti e messi a punto arraffando risorse qua e là a una settimana da Natale? Ma che scempio è?”.
Così in una nota la deputata M5s Emma Pavanelli.
