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CARABINIERI * GENOVA: «SMANTELLATA UNA RETE NAZIONALE DI TRUFFE AI DANNI DI ANZIANI CON BASE A NAPOLI, 21 LE MISURE CAUTELARI EMESSE»

Scritto da
08.39 - martedì 16 dicembre 2025

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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I Carabinieri del Comando Provinciale di Genova, su delega della Procura della Repubblica di Napoli, dalle prime ore di questa mattina, stanno conducendo una vasta operazione su tutto il territorio nazionale, volta a smantellare un’organizzazione criminale, con base operativa e logistica nella città di Napoli, dedita alla commissione di truffe in danno di anziani.

In particolare, i Carabinieri stanno eseguendo 21 misure cautelari*  emesse dal Tribunale del capoluogo campano su richiesta della locale Procura della Repubblica.

*fatta salva la presunzione di innocenza

 

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Aggiornamento ore  11.39

 

Si comunica che alle prime ore di questa mattina, nelle province di Napoli, Caserta, Benevento,
Avellino, Palermo, Brescia, Pavia e Cosenza, i Carabinieri del Comando Provinciale di Genova, con
la collaborazione dei Comandi dell’Arma dei territori interessati, hanno eseguito un’ordinanza di
custodia cautelare, emessa dal GIP di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica presso il
Iribunale di Napoli, nei confronti di 21 soggetti, gravemente indiziati dei reati di associazione per
delinquere finalizzata alle truffe in danno di anziani, ricettazione, riciclaggio e autoriciclaggio, dei quali
15 destinatari di custodia cautelare in carcere, 2 della custodia cautelare agli arresti domiciliari e 4
sottoposti all’obbligo di dimora nel comune di residenza con l’obbligo di presentazione alla P.G..
N e lprovvedimento cautelare sono stati contestati agli indagati complessivamente 33 truffe
pluriaggravate, di cui 27 consumate e 6 tentate, perpetrate tra il maggio 2024 e il gennaio 2025, con
profitti illeciti ancora in corso di quantificazione, ma che superano di gran lunga i 300.000 euro.
Le truffe contestate sono state perpetrate in Liguria (Genova e Chiavari), Lombardia (Voghera e Pavia),
Veneto (Verona), Lazio (Roma e Latina), Campania (Ottaviano), Calabria (Cosenza, Lamezia Terme
e Catanzaro) e Sicilia (Palermo e Monreale).

Nel corso dell’indagine, avviata nel maggio 2024, sono state arrestate in flagranza di reato 5 persone e
denunciati altri 7 individui per i reati di truffa e tentata truffa aggravata, nonché recuperati denaro e
monili in oro sottratti alle vittime per un valore di circa 150.000 euro.

Da quanto emerso nel corso delle attività investigative, le truffe venivano eseguite sempre tramite
figure ben definite: i “telefonisti”, incaricati di contattare le vittime, i “trasfertisti”, deputati a prelevare
il denaro e i gioielli dalle vittime, e i “corrieri” a cui, in alcuni casi, pur non partecipando alle truffe, è
stato affidato il trasporto dei proventi dei delitti a Napoli. Anche il modus operandi seguiva sempre lo
stesso schema: le vittime venivano contattate telefonicamente da sedicenti appartenenti all’Arma dei
Carabinieri o avvocati, i quali riferivano che un congiunto dell’anziana vittima, generalmente un figlio
o un nipote, aveva provocato un incidente stradale in cui la controparte era rimasta gravemente ferita.

A quel punto, approfittando dello stato di agitazione ingenerato nel malcapitato con la falsa notizia, i
truffatori gli facevano credere che, per evitare l’arresto del proprio parente, sarebbe stato necessario
pagare immediatamente una “cauzione” per risarcire il ferito, spingendo la vittima a mettere a
disposizione il denaro e i gioielli custoditi in casa che, entro un breve lasso di tempo, un incaricato
avrebbe ritirato. Per evitare che la vittima avesse ripensamenti o chiedesse aiuto, il “telefonista”
continuava ininterrottamente a intrattenerla al telefono, rimarcando la gravità dei fatti e il poco tempo
disponibile per risolvere la situazione, fino a quando il “trasfertista” prelevava i beni e si dileguava.

Le indagini hanno documentato come il gruppo criminale abbia organizzato nel dettaglio la
realizzazione delle truffe, usando per le trasferte verso tutto il territorio nazionale autovetture a
noleggio, nonché sfruttando smartphone e utenze intestate a prestanomi per i contatti tra i sodali, i quali
comunicavano tendenzialmente solo mediante social network o attraverso le più comuni applicazioni
di messaggistica istantanea.

Nel periodo di indagine, inoltre, è emerso che il gruppo aveva a disposizione almeno un appartamento
e un B&B, adibiti a “call center” ed ubicati nella città di Napoli, in cui la coppia a capo
dell’organizzazione si riuniva con i “telefonisti”.

Il sodalizio era ben radicato anche in Sicilia, dove due degli indagati operavano attivamente soprattutto
nella provincia di Palermo, da dove inviavano il provento delle truffe a Napoli.
Il gruppo poteva contare anche sul supporto di almeno due orafi napoletani, che avevano il compito di
valutare, smontare, acquistare o riciclare i gioielli provento dei delitti. In particolare, uno dei due
professionisti è titolare di una gioielleria situata nel cuore del capoluogo campano, in zona
“Spaccanapoli”, mentre l’altro è titolare di un laboratorio orafo abusivo, situato nel Borgo Orefici.
L’indagine ha documentato anche che il denaro ricavato dall’attività illecita è stato investito sia
nell’acquisto di un immobile, sia in un’agenzia di scommesse, ubicata nel quartiere San Giuseppe di
Napoli, utilizzata per riciclare il denaro sporco.

Oltre alle misure cautelari personali sono stati eseguiti provvedimento di sequestro preventivo di:
un laboratorio orafo abusivo, ubicato a Napoli nel Borgo Orefici;
un’abitazione ubicata nel quartiere di Napoli Poggioreale, acquistata con i proventi dei delitti;
un’agenzia di scommesse, ubicata nel quartiere San Giuseppe di Napoli;
3 autovetture (DR5, Jeep Renegade e Fiat Panda) ed un motoveicolo Yamaha T-Max;
la somma contante di euro 100.900, già sequestrata nel gennaio scorso in riscontro all’attività di
indagini.

A seguito dell’esecuzione del provvedimento cautelare sono state altresì sequestrati, all’interno
dell’abitazione di un’indagata, 120.000 euro in contanti, occultati all’interno di uno scaldabagno,
nonché all’interno dell’abitazione di un altro indagato altri 40.000 euro in contanti.
Il provvedimento eseguito è una misura cautelare, disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui
sono ammessi mezzi di impugnazione e il destinatario della stessa è persona sottoposta alle indagini e
quindi presunto innocente fino a sentenza definitiva.

 

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