(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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In allegato il pressbook della serie, in onda da domani, lunedì 13 aprile, in prima serata su Canale 5.
Se è vero che per un regista ogni lavoro è come un figlio, “I Cesaroni”, per me, sono molto di più. Sono padre e madre, fratello e sorella, figli e nipoti… insomma, per me sono Famiglia.
Dopo più di dieci anni sono rientrato nei panni di Giulio (panni che non avevo mai smesso del tutto) e subito mi sono riconosciuto, mi sono sentito comodo, a mio agio con la parannanza, capace di maneggiare “pentole e bicchieri”, e più buono. Eh si, perché Giulio è proprio una brava persona, con i suoi difettucci, ma fondamentalmente è un uomo buono. E anche il vuoto immenso che si porta dentro per la perdita di Cesare non lo ha indurito o cambiato, lo ha reso un po’ malinconico, e ogni tanto triste, e, in quei momenti, ecco che quella famiglia caciarona e incasinata corre in suo aiuto. Perché i Cesaroni si aiutano e si stringono forte quando qualcuno ha bisogno di un abbraccio. È sempre stato così e così sarà sempre.
Dirigere questa serie è stato emozionante, divertente, faticoso, commovente, difficile e facile allo stesso tempo, una girandola di emozioni con una stella polare a indicare la strada: non tradire la storia dei Cesaroni, cercare di ridare al pubblico quella sensazione di familiarità e di riconoscibilità che sono state la grande forza di questa piccola saga familiare.
Un pensiero particolare va alle attrici e agli attori, vecchi e nuovi. Matteo, Niccolò, Federico, Ludovico, Elda e Maurizio li ho ritrovati con i personaggi in tasca, come se anche loro non avessero mai smesso i panni di Marco, Rudi, Mimmo, Walter, Stefania e Augusto; è bastato un piccolo “reset” ed erano lì, come se il tempo non fosse passato, esattamente come sarebbero diventati i loro personaggi. Bellissimo.
Entrare in una serie come “I Cesaroni” non è facile, non basta essere bravi attori, ci vuole consapevolezza, ironia, spirito di squadra, e un pizzico di incoscienza, ma soprattutto io avevo bisogno di amici, di persone che mi volessero bene e alle quali io volessi bene, e siccome parliamo di famiglia oserei dire di una sorella e di un fratello. Lucia e Ricky sono esattamente questo, sapevo di poter contare sulle persone oltre che sui professionisti. E non mi sbagliavo, Livia e Carlo sono Cesaroni nati, due personaggi che sembrano esserci sempre stati, degni compari di Giulio e prontissimi a imparare il “Metodo Cesaroni”. Grazie.
Marta, Valentina, Andrea, Chiara e Pietro danno vita a nuovi personaggi che conosceremo nella serie, e anche per loro vale il discorso fatto in precedenza, complimenti per come sono riusciti a “cesaronizzarsi” e grazie per l’impegno e la dedizione.
Virginia, Marta, Olmo, Ines e il piccolo Adriano entreranno nel cuore del pubblico da subito con le loro speranze, i loro guai e le loro avventure.
E’ stata una bellissima avventura, condivisa con la “mia”troupe, gli autori tutti, Verdiana Bixio e la Publispei che mi ha supportato e sopportato, così come Mediaset e Canale 5. Tutti sulla stessa barca pronti a prendere il vento e spiegare le vele.
Voglio chiudere queste riflessioni con un pensiero su Antonello Fassari. Quando sono entrato nella bottiglieria per il primo giorno di riprese in quell’ambiente, ho sentito chiara – e quasi fisica – la sua presenza… sono sicuro che in qualche modo mi sia venuto a salutare e a darmi una pacca sulla spalla, come a dire: “Daje Clà, io sto qua, nun te preoccupà”.
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Claudio Amendola
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