Di Luca Franceschi
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Lo scioglimento delle amministrazioni comunali di Castellammare di Stabia e Torre Annunziata, in provincia di Napoli, avrebbe dovuto rappresentare un momento di consapevolezza collettiva per l’intera comunità politica nazionale. Invece, secondo il componente della segreteria nazionale ed europarlamentare del Partito Democratico Sandro Ruotolo, il centrodestra ha scelto di rispondere con facili battute politiche, sfruttando il fatto che entrambi i comuni erano governati da amministrazioni di centrosinistra. Una scelta che costituisce un errore strategico e politico, oltre che un modo per evitare di affrontare realmente la questione di fondo.
Le infiltrazioni della criminalità organizzata negli enti locali non rappresentano un fenomeno che riguarda esclusivamente uno schieramento politico piuttosto che un altro. Il dossier 2025 redatto da Avviso Pubblico, la rete istituzionale che opera nella prevenzione e nel contrasto delle organizzazioni mafiose, della corruzione e nella promozione della cultura della legalità, fornisce dati inequivocabili a questo proposito. Analizzando il campione degli enti sciolti, emerge che il 50% era amministrato da liste civiche, il 28% da coalizioni di centrodestra e il 22% da coalizioni di centrosinistra. Una distribuzione che dimostra chiaramente come la mafia non scelga sulla base delle appartenenze politiche, ma sulla base delle opportunità e delle vulnerabilità che trova.
Pertanto, nessuna forza politica può ritenersi estranea al problema. La criminalità organizzata ricerca costantemente spazi dove poter operare: luoghi caratterizzati da debolezze organizzative, mancanza di trasparenza, selezione inadeguata delle classi dirigenti e costruzione del consenso attraverso logiche di scambio e di reciprocità. Di conseguenza, la risposta non può consistere in recriminazioni reciproche tra maggioranza e opposizione, ma deve affrontare le questioni strutturali.
La vera sfida risiede nella qualità complessiva dell’azione politica, nella selezione accurata delle candidature, nell’implementazione di meccanismi di trasparenza amministrativa e nella costruzione di amministrazioni pubbliche capaci di resistere alle pressioni e alle infiltrazioni della criminalità organizzata. Ridurre tutto a uno slogan propagandistico o a una disputa tra schieramenti significa perdere un’occasione fondamentale di crescita democratica.
Ogni comune sciolto per infiltrazioni mafiose rappresenta una sconfitta dello Stato, della politica e della democrazia stessa. Questo dato dovrebbe portare tutte le forze politiche, sia la maggioranza che l’opposizione, a riflettere profondamente su come potenziare gli anticorpi democratici delle istituzioni, piuttosto che cercare vantaggi di natura propagandistica o elettorale.
