Di Luca Franceschi
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Un nuovo omicidio ha insanguinato la notte a Ponticelli, un quartiere della città partenopea, dove un uomo ha perso la vita in un agguato riconducibile alla camorra. L’episodio rappresenta l’ennesima tragedia in una metropoli che attraversa una fase particolarmente critica. Questo evento tragico giunge proprio alla vigilia della Marcia popolare dell’educazione, prevista per sabato 16 maggio, organizzata dal Comitato anticamorra per la legalità insieme a diverse associazioni, realtà sociali, istituzioni scolastiche e cittadinanza attiva. La manifestazione è stata indetta in ricordo di Fabio Ascione, un giovane estraneo al mondo della criminalità che è stato ucciso a Ponticelli. La sequenza ininterrotta di decessi impone una riflessione profonda: non è più possibile limitarsi a registrare le vittime e sperare di evitare l’esplosione di ulteriori conflitti tra organizzazioni criminali, come quelli che hanno già seminato devastazione nel territorio napoletano negli anni precedenti.
La situazione attuale rivela chiaramente l’inefficacia della strategia securitaria e repressiva adottata dal governo Meloni e dalla sua applicazione tramite il Decreto Caivano. I numeri parlano con eloquenza: la repressione, da sola, non consegue i risultati auspicati. Anzi, il fenomeno della delinquenza minorile continua a espandersi, sempre più giovani e giovanissimi vengono reclutati dalle strutture criminali, e le strutture carcerarie destinate ai minori traboccano ormai dai loro limiti. Durante il corso del 2025, in Campania, più di seimila minori hanno fatto il loro ingresso nel circuito penale; a quasi 2.700 di loro sono stati imputati reati di gravità estrema, comprendenti omicidio, tentativo di omicidio e violenza sessuale. Le carceri minorili, come quelle di Nisida e Airola, versano in condizioni di totale collasso strutturale.
Tuttavia, ciò che emerge non è unicamente un’emergenza di natura giudiziaria: si tratta di una crisi che investe simultaneamente le dimensioni sociali, educative ed economiche di interi comprensori territoriali, rimasti privi di attenzione istituzionale. Le organizzazioni mafiose e i clan territoriali ricorrono con frequenza crescente al reclutamento di adolescenti e minori poiché in questi territori trovano terreno fertile nella povertà educativa, nella dispersione scolastica, nell’emarginazione sociale e dall’assenza concreta dello Stato. Per questa ragione, l’unica strada percorribile passa attraverso l’abbandono della logica emergenziale.
La Marcia popolare dell’educazione che si terrà sabato a Napoli rappresenta una presa di posizione decisiva: il contrasto alla camorra non può limitarsi a pattugliamenti intensificati, operazioni di arresto e decreti dalla valenza principalmente mediatica. È necessario attuare investimenti strutturali e continuativi: assumere assistenti sociali, mantenere le scuole aperte per fungere da presidi, impiegare maestri di strada, rafforzare i centri culturali, creare opportunità lavorative e implementare programmi sportivi e politiche sociali che sappiano incidere sulle radici profonde della violenza. Nel momento in cui non si restituisce prospettiva futura ai giovani, la società continuerà a operare sempre in ritardo, intervenendo quando ormai le scelte decisive dei ragazzi sono già state compiute.
