Di Luca Franceschi
///
Il crollo degli ascolti Rai registrato dai dati Auditel di maggio non può essere considerato un semplice incidente di percorso. Si tratta invece del risultato concreto di una precisa scelta politica che sta danneggiando il servizio pubblico radiotelevisivo.
Questa la denuncia dei parlamentari del Movimento 5 Stelle che siedono in Commissione di Vigilanza Rai. Secondo gli esponenti pentastellati, quando il servizio pubblico viene trasformato in un terreno di occupazione da parte della maggioranza di governo, inevitabilmente il pluralismo arretra, la qualità dell’offerta culturale e informativa si impoverisce e i cittadini decidono di cambiare canale.
Da diversi mesi i rappresentanti del M5S denunciano una Rai che appare sempre più piegata agli interessi dell’esecutivo, un’azienda più impegnata a garantire fedeltà politica che competenza professionale, più attenta a preservare gli equilibri di potere che a rispondere alle reali esigenze del pubblico.
Le conseguenze di questa gestione sono evidenti e sotto gli occhi di tutti: ascolti in costante calo, un’identità editoriale sempre più debole e sfocata, una crescente disaffezione da parte dei telespettatori che si sentono traditi nel loro diritto a un’informazione libera e plurale.
I dati di maggio dovrebbero rappresentare un segnale d’allarme importante per chi continua a considerare la Rai come una proprietà privata della maggioranza di turno. Il servizio pubblico radiotelevisivo non è un bottino da spartire secondo logiche di lottizzazione, ma un bene comune che appartiene a tutti i cittadini e come tale va tutelato.
Le forze di maggioranza avevano promesso agli italiani una Rai più forte, più competitiva, più capace di reggere il confronto con le altre emittenti. Invece quello che si osserva quotidianamente è un’azienda sempre meno libera, sempre meno autorevole e sempre meno capace di interpretare e rappresentare il Paese reale con le sue complessità e le sue sfaccettature.
