Di Luca Franceschi
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La senatrice del Movimento 5 Stelle Dolores Bevilacqua ha lanciato un forte appello per una maggiore indipendenza del servizio pubblico nel racconto dei conflitti bellici, durante l’evento dedicato al ruolo dei media nella narrazione della guerra.
“Se oggi siamo in grado di conoscere ciò che realmente accade nei teatri di guerra, lo dobbiamo esclusivamente al giornalismo autentico”, ha dichiarato la parlamentare pentastellata. “Non alla propaganda o ai talk show caratterizzati da toni esasperati, ma al vero giornalismo investigativo”.
Bevilacqua ha citato come esempio positivo il lavoro svolto dal New York Times in queste ore, con le verifiche e i riscontri raccolti sulla responsabilità americana nel missile che ha colpito una scuola in Iran, causando la morte di 165 studentesse. “Senza un’informazione realmente libera, quei volti rimarrebbero semplici numeri nelle statistiche e le responsabilità si perderebbero nel caos della guerra”, ha sottolineato.
La senatrice ha evidenziato la necessità che il racconto dei conflitti sia affidato a un giornalismo davvero indipendente e che nei dibattiti televisivi sia sempre garantita la presenza della voce della pace. Il Movimento 5 Stelle aveva proposto l’atto di indirizzo “no peace no panel”, ma l’iniziativa è rimasta bloccata a causa della paralisi della Commissione di Vigilanza Rai, ferma da un anno e mezzo per le dinamiche della maggioranza.
Nel frattempo, secondo Bevilacqua, il servizio pubblico offre esempi che vanno nella direzione opposta rispetto a quella auspicata. La parlamentare ha puntato il dito contro la nuova trasmissione condotta da Tommaso Cerno, che comporterebbe un costo di circa 800mila euro, equivalente a tremila euro al minuto, una cifra che supera più del doppio di uno stipendio medio italiano.
“Nella prima puntata, affrontando il tema della guerra, ci è stato spiegato che non dovremmo lamentarci dell’aumento del prezzo della benzina perché gli americani stanno esportando democrazia e libertà”, ha criticato la senatrice, definendo tale approccio “una scena caricaturale, grottesca e farsesca”.
Bevilacqua ha concluso il suo intervento definendo questo tipo di contenuti come “indegni del servizio pubblico, specialmente in un momento in cui il giornalismo autentico si impegna a ricercare la verità tra le macerie dei conflitti”.
