Di Luca Franceschi
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L’audizione odierna di Federmanager ha messo in evidenza con chiarezza le criticità che il Movimento 5 Stelle denuncia ormai da tempo riguardo alla riforma del sistema portuale. Secondo quanto emerso, la riforma rischia concretamente di depauperare le competenze e le capacità dirigenziali delle Autorità di Sistema Portuale, andando a concentrare poteri, investimenti e funzioni strategiche nella nuova società Porti d’Italia S.p.A.
Le dichiarazioni ascoltate durante l’audizione risultano particolarmente significative. In particolare, il passaggio in cui si afferma che “ci viene tolta la mission come Autorità di Sistema” rappresenta una fotografia efficace del senso complessivo di una riforma che rischia di svuotare progressivamente il ruolo delle AdSP.
A questo elemento si aggiunge un’altra valutazione netta espressa da Federmanager, secondo cui la riforma “darà tutti i problemi che danno le centrali di committenza centralizzate: un appesantimento burocratico”. L’organizzazione ha sottolineato con forza la necessità che la centralizzazione non vada a compromettere la capacità dei manager locali di guidare lo sviluppo commerciale dei porti e di valorizzarne le specificità territoriali.
Si tratta esattamente di uno dei punti che vengono sollevati con continuità. L’impressione che emerge è quella di uno schema molto semplice che sta prendendo forma: da un lato una good company nella quale vengono concentrate risorse, investimenti e poteri decisionali; dall’altro una bad company alla quale restano responsabilità e funzioni sempre più ridotte.
Se questa è effettivamente la direzione intrapresa, il Governo dovrebbe avere il coraggio di dichiararlo apertamente. Fino ad ora si è sentito parlare molto di governance e accentramento, ma molto meno dei benefici concreti per lavoratori, territori e sistema produttivo.
Il rischio reale è quello di ritrovarsi con una nuova struttura nazionale più pesante, più distante dai territori e meno capace di rispondere alle esigenze specifiche dei singoli scali portuali. Le audizioni in corso stanno dimostrando che i dubbi e le perplessità non appartengono soltanto all’opposizione, ma arrivano anche da chi opera quotidianamente nel sistema portuale e ne conosce dall’interno sia i punti di forza che le criticità.
