Di Luca Franceschi
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I dati ISTAT certificano in modo inequivocabile il fallimento della strategia economica del Governo Meloni, secondo quanto dichiarato dal senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e componente della Commissione d’inchiesta sulle banche.
Le statistiche ufficiali dimostrano che la linea austera promossa dal ministro Giorgetti, rafforzata dall’adesione al nuovo Patto di stabilità firmato nel 2024, non ha prodotto i risultati sperati. Nonostante i sacrifici imposti a cittadini e imprese, non è stato raggiunto nemmeno l’obiettivo base di riportare il rapporto deficit/PIL sotto la soglia del 3%.
Questa situazione conferma gli insegnamenti della storia economica europea: le politiche di austerità hanno sempre generato stagnazione, crescita zero, incremento del debito pubblico e deterioramento dei conti dello Stato.
I numeri sulla crescita italiana durante l’attuale legislatura sono preoccupanti: +0,9% nel 2023, +0,8% nel 2024, con previsioni di +0,5% per il 2025 e +0,4% per il 2026 secondo le stime OCSE e Standard & Poor’s. Una tendenza al ribasso che colloca l’Italia tra i fanalini di coda del G20.
Parallelamente, la pressione fiscale è salita al 43,1% nel 2025, raggiungendo uno dei livelli più elevati degli ultimi vent’anni. Contrariamente alle promesse di riduzione delle tasse, si registra un aumento silenzioso del carico tributario che grava su famiglie e imprese.
Il deficit/PIL per il 2025 si attesta al 3,1%, il che significa che l’Italia rimarrà soggetta alla procedura di infrazione europea. Il Governo dovrà chiarire come intende finanziare i 23 miliardi di maggiori spese militari previsti nel Documento programmatico di finanza pubblica.
Con questi numeri, non sarà più possibile uscire dalla procedura di infrazione UE ed escludere le maggiori spese in difesa già programmate dal conteggio del deficit. Le opzioni rimangono tre: nuovo indebitamento, ulteriori tagli alla spesa pubblica o nuove imposte.
La programmazione economica appare completamente fuori controllo, con un Esecutivo che non governa più i processi ma li subisce, scaricandone gli effetti negativi sui cittadini e sul tessuto produttivo del Paese.
Di fronte a questo fallimento conclamato delle politiche economiche, secondo Turco sarebbe opportuno che la presidente Meloni e il ministro Giorgetti traessero le dovute conseguenze e facessero un passo indietro nell’interesse nazionale.
