Di Luca Franceschi
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Il Movimento 5 Stelle, attraverso le parole della capogruppo in decima commissione al Senato e vicepresidente di Palazzo Madama Mariolina Castellone, lancia un duro attacco al governo dopo la diffusione dei dati Istat sul mercato del lavoro.
I numeri diffusi dall’Istituto nazionale di statistica confermano il rallentamento del mercato del lavoro che si sta registrando da diversi mesi. Nel mese di marzo si è assistito a un calo dell’occupazione accompagnato da un preoccupante aumento degli inattivi, che hanno superato la soglia dei 12,6 milioni di persone.
Particolarmente critica risulta la situazione dei giovani. Ben 6,3 milioni di persone tra i 15 e i 34 anni non sono impegnate né nello studio né nel lavoro, un dato che rappresenta un segnale inequivocabile delle difficoltà del Paese nell’offrire prospettive concrete di futuro alle nuove generazioni.
A questo quadro già difficile si aggiunge il problema dei salari, costantemente erosi dall’inflazione e che continuano a perdere potere d’acquisto mese dopo mese.
Secondo l’esponente pentastellata, il decreto del primo maggio, che introduce il cosiddetto “salario giusto”, rappresenta l’ennesima operazione di facciata del governo Meloni, un tentativo retorico per contrapporsi alla proposta del salario minimo senza però fornire soluzioni concrete ed efficaci.
Dopo anni di annunci trionfalistici e narrazioni ottimistiche, sostiene Castellone, l’esecutivo si trova ora a dover confrontarsi con la dura realtà dei fatti. Le promesse fatte dalla presidente del Consiglio e dalla maggioranza vengono smentite una dopo l’altra dai dati concreti, mentre a pagare il prezzo più alto di questa distanza tra propaganda e verità sono cittadini e famiglie italiane.
Il Movimento 5 Stelle chiede quindi un cambio di rotta immediato, con l’adozione di misure realmente efficaci per sostenere i salari e un impegno concreto per riportare al centro dell’agenda politica i giovani e il loro futuro. Continuare a negare l’evidenza dei numeri, conclude la senatrice, non farà altro che aggravare ulteriormente una situazione già critica.
