Di Luca Franceschi
///
La deputata Emma Pavanelli, capogruppo M5S in commissione Attività produttive, ha commentato le recenti dichiarazioni di Roberto Occhiuto sul tema del prezzo zonale dell’energia, esprimendo un cauto apprezzamento ma anche evidenziando alcune contraddizioni.
Leggendo le posizioni espresse dal presidente della Calabria in merito al prezzo zonale dell’energia, viene spontaneo dargli il benvenuto su questa battaglia, ha dichiarato la parlamentare pentastellata. Tuttavia, ha sottolineato come sia un peccato che Occhiuto si sia reso conto della questione solamente in questo momento, considerando che il Movimento 5 Stelle porta avanti questa battaglia da anni.
Da tempo il M5S denuncia l’assurdità di una situazione in cui il Mezzogiorno produce gran parte dell’energia rinnovabile del Paese, ma i cittadini meridionali continuano a pagare bollette che non riflettono minimamente questo vantaggio produttivo. Una contraddizione che penalizza economicamente proprio i territori che maggiormente contribuiscono alla transizione energetica nazionale.
Fa sorridere, ha proseguito Pavanelli, che a denunciare il blocco della riforma sia un autorevole esponente di Forza Italia, cioè dello stesso partito che sostiene il governo che da quasi quattro anni non ha mosso un dito per realizzare questa riforma. Se il prezzo zonale è fermo e la sua attuazione continua a essere rimandata, Occhiuto dovrebbe rivolgere le sue critiche più a Palazzo Chigi che alle opposizioni.
Il Movimento 5 Stelle ribadisce da tempo che il prezzo zonale rappresenta uno strumento di giustizia economica fondamentale, in grado di garantire energia meno cara a famiglie e imprese, aumentare la competitività del Sud e attrarre nuovi investimenti nelle regioni meridionali.
Oggi questa strada è ancora più conveniente e può diventare un vantaggio concreto per cittadini e imprese, ha concluso la deputata, visto che l’Europa ha consentito agli Stati membri di aumentare gli investimenti nelle rinnovabili anche attraverso maggiori margini di flessibilità fiscale. Un’opportunità che l’Italia non può permettersi di sprecare ulteriormente.
