Di Luca Franceschi
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La deputata Marianna Ricciardi, Capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Affari Sociali, è intervenuta in Aula alla Camera per denunciare i rischi legati all’autonomia differenziata in materia sanitaria. Secondo l’esponente pentastellata, qualora le Regioni settentrionali dovessero ottenere maggiore autonomia nel settore della sanità, si verificherebbero conseguenze gravi per l’intero sistema sanitario nazionale.
Le Regioni del Nord avrebbero infatti la facoltà di stabilire autonomamente le tariffe da corrispondere alle strutture private per determinate prestazioni sanitarie. Questo meccanismo spingerebbe i grandi gruppi sanitari, presenti su tutto il territorio nazionale, a orientare i pazienti meridionali verso le loro sedi settentrionali per sottoporsi a interventi e cure.
Il risultato sarebbe duplice e negativo per entrambe le aree del Paese. Da un lato, i cittadini del Sud si troverebbero costretti ad affrontare lunghi e costosi spostamenti per poter accedere alle cure necessarie. Dall’altro, i cittadini settentrionali subirebbero un ulteriore aggravamento delle liste d’attesa, dal momento che le strutture ospedaliere dovrebbero far fronte a un numero doppio di pazienti da gestire.
L’incremento della migrazione sanitaria metterebbe sotto pressione anche le finanze delle stesse Regioni del Nord. Sebbene il costo delle prestazioni venga formalmente ribaltato sulla Regione di provenienza del paziente, i tempi di rimborso seguono quelli della pubblica amministrazione. Con l’aumento esponenziale delle prestazioni erogate fuori Regione, si creerebbero inevitabili tensioni sui flussi di cassa.
Ricciardi ha poi rivolto dure critiche allo schema di intesa preliminare della Regione Veneto, un documento di 522 pagine nel quale non viene svolta alcuna analisi approfondita di queste problematiche. Anzi, nel testo sono presenti addirittura riferimenti alla Lombardia e al Piemonte, elemento che dimostra come si sia proceduto con un mero copia e incolla tra le quattro intese regionali.
Non vengono nemmeno illustrate le motivazioni per le quali la Regione Veneto richiede maggiore autonomia sul tema dei drg, visto che il modello prestampato risulta incompleto e non compilato nelle parti essenziali. La stessa Regione ammette esplicitamente, mettendolo nero su bianco, di non essere in condizione di spiegare le ragioni della richiesta di maggiore autonomia, come invece imposto dalla Corte costituzionale, né di quantificare gli effetti economici e sociali della pre-intesa, adducendo come giustificazione le limitazioni dell’istruttoria legislativa.
La deputata del M5S ha riconosciuto al ministro Calderoli il merito di essersi presentato in Aula per affrontare direttamente la questione, ma ha sottolineato come sarebbe stato preferibile un approccio caratterizzato da maggiore competenza tecnica piuttosto che da semplice coraggio politico.
Il governo, secondo Ricciardi, persiste nel portare avanti un progetto che mira a rendere la sanità più efficiente al Nord, abbandonando di fatto le Regioni meridionali. Si tratta di un modello destinato al fallimento, poiché tutti i cittadini italiani hanno il diritto costituzionale di farsi curare dove preferiscono. Maggiori saranno le differenze create tra i sistemi sanitari regionali, più si alimenterà il fenomeno della migrazione sanitaria.
A meno che non si voglia arrivare all’assurdo di collocare un cartello all’ingresso degli ospedali settentrionali con la scritta “vietato ai meridionali”, la migrazione sanitaria non potrà essere evitata. Per questo motivo, l’esponente del M5S ha lanciato un appello diretto alla Lega e al ministro Salvini, esprimendosi in termini chiari e inequivocabili: i cittadini meridionali devono poter essere curati nelle proprie Regioni di appartenenza, con servizi sanitari adeguati ed efficienti distribuiti su tutto il territorio nazionale.
