Di Luca Franceschi
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L’ampliamento della lista dei paesi sicuri rappresenta un risultato significativo per l’esecutivo di Giorgia Meloni, che fin dal suo insediamento ha prioritizzato il contrasto all’immigrazione irregolare. Le politiche attuate hanno prodotto risultati concreti, con una riduzione degli sbarchi del 40 per cento nell’arco di tre anni, in contrasto con gli approcci dei precedenti governi di orientamento progressista.
Nel corso del question time al Senato, il ministro dell’Interno Piantedosi ha evidenziato dati allarmanti sulla sicurezza pubblica, sottolineando che il 35 per cento dei reati commessi in Italia viene perpetrato da cittadini stranieri. Questo dato rinforza la necessità di proseguire con determinazione le iniziative volte a garantire legalità e sicurezza territoriale.
Per raggiungere questi obiettivi, il governo intende rafforzare la rete dei Centri di permanenza per i rimpatri, incrementandola dove maggiormente necessario. Questi centri rivestono un ruolo cruciale nell’ambito delle attività di rimpatri volontari assistiti, che nel triennio in esame hanno riguardato circa 81mila persone.
Parallelamente, l’esecutivo è impegnato nello sviluppo di accordi di cooperazione internazionale con paesi terzi, un modello già avviato con successo che dimostra la sua efficacia e la possibilità di essere replicato in altri contesti geografici chiave per la gestione del fenomeno migratorio.
