Di Luca Franceschi
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L’Italia consolida la sua posizione di fulcro geopolitico nel Mediterraneo con l’entrata in vigore, dal 3 gennaio 2026, del regolamento DPR 193/2025 che disciplina la Zona Economica Esclusiva nei mari Tirreno, Ionio e Adriatico. Per una nazione che dispone di 7.500 chilometri di coste, questa misura rappresenta un’estensione cruciale della giurisdizione nazionale fino a 200 miglia nautiche, elemento essenziale per la protezione delle risorse ittiche, l’autonomia energetica e l’amministrazione delle ricchezze naturali.
L’istituzione della ZEE segna un momento decisivo nel percorso dell’Italia verso il pieno esercizio della sovranità marittima. Non si tratta semplicemente di una rivendicazione territoriale, bensì di una strategia consapevole che pone al centro l’occupazione, la preservazione ambientale e lo sviluppo di nuove tecnologie. In questa prospettiva, il Mediterraneo viene valorizzato come spazio privilegiato per sperimentare modelli di crescita sostenibile.
La ZEE funziona come strumento normativo fondamentale per proteggere le attività economiche marine, contrastare efficacemente la pratica della pesca illegale e promuovere iniziative innovative quali la realizzazione di parchi eolici in mare aperto e infrastrutture sommerse. Questi elementi trasformano la Zona Economica Esclusiva in motore di sviluppo concreto e misurabile.
Il governo Meloni ripone grande fiducia nelle potenzialità offerte dal completamento dell’iter legislativo della ZEE. La Blue Economy italiana rappresenta un valore significativo per il prodotto interno lordo nazionale, contribuendo con 178,3 miliardi di euro. Il settore coinvolge oltre 230.000 aziende e genera circa 915.000 posti di lavoro, costituendo quindi un pilastro importante dell’economia nazionale.
Queste considerazioni sono state sviluppate da Guerino Testa, deputato di Fratelli d’Italia, durante il convegno “ZEE: Un mare… di sviluppo”, organizzato dall’UGL Chieti Pescara.
