Di Luca Franceschi
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La proposta di legge sulla riforma della disciplina delle persone scomparse rappresenta una risposta concreta a una lacuna storica del sistema giuridico italiano. Enzo Amich, deputato di Fratelli d’Italia e primo firmatario del progetto, ha sottolineato come l’iniziativa affronti una criticità reale nella gestione delle denunce di scomparsa. Attualmente, le procedure operative risultano incerte: le denunce vengono inserite in contenitori privi di strumenti operativi efficaci oppure si procede con procedimenti penali anche in assenza di una concreta notizia di reato.
Il Fascicolo per le Persone Scomparse costituisce uno strumento innovativo e garantista che permette allo Stato di intervenire immediatamente e in modo coordinato. Presentato in conferenza stampa alla Camera con il contributo di Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia, questo dispositivo risolve la questione cruciale del coordinamento procedurale con l’Autorità giudiziaria nei casi in cui, al momento della denuncia, non si riscontri ancora una notizia di reato.
Il provvedimento introduce il nuovo articolo 335-quinquies, istituendo presso la Procura della Repubblica un fascicolo autonomo dedicato alle persone scomparse e distinto dal registro delle notizie di reato. Questo strumento consente lo svolgimento di attività urgenti di ricerca, la ricostruzione degli ultimi movimenti e la conservazione delle fonti di prova, anche quando il caso non presenti elementi sufficienti a giustificare l’apertura di un procedimento penale ordinario.
Tra gli aspetti centrali della riforma figurano la trasmissione immediata della denuncia alla Procura competente e l’acquisizione entro quarantotto ore delle immagini di videosorveglianza pubbliche e private relative ai luoghi e agli orari dell’allontanamento. È prevista inoltre la possibilità di raccogliere dati e informazioni utili alla localizzazione della persona scomparsa e l’annotazione nel fascicolo delle attività compiute dalle Forze di polizia, dalla Prefettura e dagli altri soggetti istituzionali coinvolti.
La riforma riconosce anche un ruolo attivo ai familiari e ai loro difensori, consentendo loro di fornire elementi utili alle ricerche e di ricevere informazioni sullo stato delle operazioni di ricerca.
