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FDI – FRATELLI D’ITALIA * CAMERA: «CIRCONCISIONI CLANDESTINE. ALMICI (FDI): TUTELA MINORI E INTEGRITÀ PERSONA VIENE PRIMA TRADIZIONI CULTURALI O RELIGIOSE»

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09.45 - sabato 11 luglio 2026

Di Luca Franceschi
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Il caso di un neonato ricoverato a Brescia in seguito a una circoncisione eseguita clandestinamente in un’abitazione privata rappresenta un episodio di assoluta gravità. Questo fatto non può essere considerato isolato, ma rivela invece quanto le pratiche sottratte al controllo della legalità e alle verifiche sanitarie possano mettere seriamente a rischio la vita dei bambini.

La tutela dei minori e della loro integrità fisica deve prevalere rispetto a qualsiasi tradizione culturale o religiosa. Qualora una pratica sia consentita dall’ordinamento italiano, deve essere eseguita esclusivamente in strutture autorizzate con tutte le garanzie di sicurezza necessarie. La clandestinità, al contrario, espone i minori a rischi gravissimi e può determinare conseguenze irreparabili per la loro salute.

Lo stesso principio assume ancora maggiore rilevanza quando si considera il fenomeno delle mutilazioni genitali femminili, che rappresentano una delle forme più atroci di violenza contro donne e bambine e costituiscono un reato nell’ordinamento italiano. Secondo le stime, oltre 88.000 donne e ragazze hanno già subito mutilazioni genitali femminili nel nostro paese, mentre circa 16.000 bambine rimangono ancora potenzialmente esposte a tale rischio.

L’Italia, incluso il territorio bresciano, è stato interessato negli anni da episodi di matrimoni forzati, spose bambine, mutilazioni genitali femminili e altre pratiche clandestine. Ritenere che si tratti di fenomeni lontani dalla realtà nazionale significa ignorare fatti già documentati dalle cronache e dalle indagini.

La violenza contro donne e minori non muta la propria natura in base alla cultura, alla tradizione o alla religione di chi la perpetra. Essa rimane violenza, e lo Stato ha il dovere di contrastarla con uguale fermezza indipendentemente dalle circostanze. L’integrazione non può significare tollerare comportamenti che violano i diritti fondamentali della persona. L’integrazione, piuttosto, presuppone il pieno rispetto delle leggi italiane, della dignità umana, della libertà individuale e della protezione dei minori.

Per affrontare efficacemente questa problematica è necessario rafforzare i controlli, supportare il lavoro delle Forze dell’ordine e delle autorità sanitarie, rompere il silenzio che circonda ancora queste pratiche, favorire l’emersione dei casi e punire con decisione chiunque organizzi o faciliti interventi eseguiti in clandestinità.

Non è accettabile che nel 2026 esistano ancora bambini esposti a interventi medici eseguiti illegalmente o bambine private della propria integrità fisica in nome di tradizioni incompatibili con i principi fondamentali della Costituzione italiana. Su queste questioni non possono esistere spazi di tolleranza. In uno Stato di diritto nessuna tradizione, nessuna appartenenza culturale e nessuna giustificazione religiosa possono avere priorità sulla protezione dei bambini e delle donne. Garantire i loro diritti significa tutelare i valori più essenziali della civiltà giuridica e della democrazia costituzionale.

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