Di Luca Franceschi
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Durante una manifestazione sulla remigrazione svoltasi a Roma, sono stati scanditi slogan di chiaro stampo fascista e razzista. Tra le frasi più gravi figurano insulti rivolti agli immigrati e apologie esplicite del fascismo, insieme ad affermazioni che equiparano l’antifascismo alla criminalità organizzata. Questi cori costituiscono una chiara violazione della legge Mancino e degli articoli 604 bis e ter del codice penale, che prevedono sanzioni per la propaganda volta a istigare l’odio razziale.
La dinamica dei fatti ha evidenziato un atteggiamento di doppio standard da parte della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La stessa che ha più volte criticato le manifestazioni a favore del popolo palestinese e per la pace, ha mantenuto il silenzio di fronte a dichiarazioni neofasciste e razziste di gravità estrema che hanno oltraggiato Roma, una città insignita della medaglia d’oro per il contributo dato alla Resistenza antifascista.
Definire l’antifascismo una manifestazione di criminalità significa compiere un insulto nei confronti della memoria di storiche figure della Repubblica come Sandro Pertini, Aldo Moro e Alcide De Gasperi, leader che hanno fondato la democrazia italiana spesso sacrificando la propria vita. Un simile oltraggio rappresenta un’offesa intollerabile verso i valori costituzionali che non può rimanere senza risposte legali.
Per queste ragioni, Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, ha annunciato di sottoporre quanto accaduto all’attenzione della magistratura. Le violazioni della legge Mancino risultano evidenti e ampiamente documentate, rendendo necessaria una difesa decisa dell’ordinamento democratico italiano da parte dello Stato di diritto.
La proposta legislativa sulla remigrazione risente di una logica fondamentalmente discriminatoria basata su criteri etnici e culturali. Un approccio simile risulta incompatibile tanto con i principi sanciti dalla Costituzione italiana quanto con i fondamenti dello Stato di diritto e della convivenza democratica.
