Di Luca Franceschi
///
Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde, ha duramente criticato la gestione della politica energetica del governo, accusando la maggioranza di debolezza nei confronti dei grandi player del settore energetico. Intervenendo durante la trasmissione Agorà su Rai3, il parlamentare ha sollevato questioni significative riguardanti i profitti delle società energetiche e la mancanza di interventi fiscali.
Secondo Bonelli, nel corso di tre anni e mezzo, a partire da Claudio Descalzi e dalle principali società energetiche che operano nel settore del gas, sono stati realizzati profitti per quasi ottanta miliardi di euro. Nonostante questi guadagni straordinari, il governo non avrebbe avuto il coraggio di introdurre nemmeno una minima tassazione su questi extra-profitti. L’esponente di Europa Verde ha denunciato quella che descrive come una gestione selettiva della forza: il governo agirebbe con severità verso i cittadini più fragili, mentre si mostrebbe deferente nei confronti dei soggetti economicamente forti come le grandi multinazionali energetiche.
Sul tema del gas russo, Bonelli ha articolato il suo pensiero in due distinti ambiti. Per quanto riguarda le sanzioni alla Russia, le ritiene giuste e opportune, ma critica fermamente quello che definisce un doppio standard europeo, da lui considerato inaccettabile e ignobile: l’Unione Europea ha sanzionato la Russia ma non ha adottato sanzioni contro Netanyahu per le operazioni militari a Gaza.
La seconda questione affrontata riguarda il piano energetico nazionale. Bonelli sottolinea come la maggioranza sia attraversata da contrasti significativi, con la Lega che sostiene posizioni diverse rispetto a Meloni ma convergenti con le proposte di Descalzi. Il deputato sostiene che la politica energetica in vigore sia completamente fallimentare, poiché ha reso l’Italia progressivamente più dipendente dal gas naturale.
Bonelli contrappone il modello italiano a quello spagnolo, dove il governo Sánchez ha conseguito risultati ben superiori in soli tre anni. La Spagna ha portato le energie rinnovabili oltre il sessanta per cento del mix energetico, raggiungendo nei primi mesi del 2026 un costo dell’energia pari a circa quarantasei euro per megawattora. L’Italia, invece, registra un costo che supera i centotrentamila euro per megawattora, evidenziando il divario tra le due politiche energetiche.
